![]() A sinistra l'avvocato Roberto Fava, a destra l'ufficiale giudiziario Maurizio Federici |
![]() Roberto Fava |
![]() Maurizio Federici |
– Un “ticket” sui reati alla stregua di quello sui farmaci. Per colpire i delinquenti direttamente alle tasche.
L’idea è dell’avvocato Roberto Fava, promotore, insieme alla senatrice Laura Allegrini, della proposta di legge sull’aumento delle pene pecuniarie, approvata in Senato e alla Camera. Il presupposto è semplice: più il criminale paga, meno reati commetterà in futuro. E così la sanzione funziona sia da deterrente, che da toccasana per le casse dello Stato.
“Chi delinque paga sempre troppo poco – spiega l’avvocato Fava -. Battere cassa ai malviventi, può essere un modo per trasformare la punizione del singolo in risorsa per la collettività. Con la crisi che morde, lo Stato ha bisogno di soldi, ma dorme. Le pene pecuniarie sono ferme al novembre dell’81. Sono vecchie, anacronistiche, ridicole. L’importo minimo è mortificante per chi sporge denuncia, che si vede risarcito di pochi spiccioli”.
Un esempio su tutti il reato di minacce, uno dei più frequenti, punito con una pena pecuniaria minima di appena 5 euro. Stessa cifra per diffamazione, danneggiamento, percosse e molti altri. Per le molestie, addirittura, l’ammenda minima è di 2 euro. Un po’ meglio la truffa, che arriva a 50. Mentre, invece, chi si macchia di maltrattamento degli animali è costretto a sborsare dai 3mila ai 15mila euro, perché il reato è più recente.
Secondo i calcoli dell’avvocato, ogni importo andrebbe moltiplicato per sei, tenendo conto dell’indice Istat dal 1981 e dell’effetto euro. Ma lo Stato ci sta ancora pensando e, finora, ha approvato solo una parte della legge: quella relativa alla sostituzione della detenzione con la pena pecuniaria. “Un giorno di carcere convertito in multa costa, oggi, 250 euro, a fronte dei 38 euro prima dell’entrata in vigore della legge, nel 2009 – spiega Fava -. La parte riguardante l’aumento delle pene è ancora in bilico. Lo Stato si è preso 180 giorni di tempo per esaminarla. Ma dopo tre anni, nulla si è mosso“.
L’avvocato Fava, comunque, non è rimasto con le mani in mano. In cantiere, c’è già un’altra proposta di legge sui pignoramenti, suggerita dall’ufficiale giudiziario Maurizio Federici. “Eseguire un pignoramento è sempre più difficile – afferma Federici -. Nella stragrande maggioranza dei casi, i creditori non incassano un euro, perché il debitore risulta povero in canna e senza beni di proprietà. Pignorare le auto, poi, è praticamente impossibile. Basta nasconderle all’ufficiale giudiziario. La nostra proposta chiede di modificare tale sistema, applicando alle auto, in quanto beni registrati, la stessa normativa valida per il pignoramento degli immobili”.
Il testo della proposta è tuttora al vaglio del Senato. La filosofia di fondo, comunque, è la stessa della legge Fava-Allegrini: assicurare il recupero di crediti e risorse, colpendo i “furbetti”. Nella futura prospettiva di contrarre i reati. “Se riuscissimo a far passare il concetto che delinquere non conviene, il numero dei contenziosi giudiziari diminuirebbe. Basta fare in modo che la giustizia presenti il conto. Possibilmente salato”.
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