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Viterbo - Donne in rete contro la violenza contro il taglio dei fondi e la chiusura dei centri antiviolenza

Noi li chiamiamo “femminicidi”

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Riceviamo e pubblichiamo – Dall’inizio dell’anno sono cinquantaquattro le donne uccise solo perché donne. Non si tratta di omicidi passionali o di raptus. L’uccisione della donna non è che l’ultimo atto di una serie di episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale, economica.

Noi li chiamiamo “femminicidi”.

L’Associazione Nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, a cui aderiscono 60 Centri Antiviolenza e Case delle Donne su tutto il territorio italiano, richiama le istituzioni ad un atto di responsabilità politica nei confronti del fenomeno della violenza maschile sulle donne nel nostro Paese e chiede ancora una volta che la lotta alla violenza sulle donne sia una priorità strategica nell’agenda politica italiana.

Il tema della violenza maschile sulle donne va affrontato secondo l’ottica della differenza di genere per superare la storica ma sempre attuale disparità di potere tra uomini e donne negli ambiti, politici, sociali, economici e culturali.

Si continua oggi ad assistere alla mercificazione del corpo della donna considerato oggetto di scambio, privo di libertà e di diritti. Comportamenti e linguaggio sessista minano la posizione sociale della donna e peggiorano la sua immagine, rendendola ancora più vulnerabile.

Anche le Nazioni Unite, attraverso il Comitato Cedaw, nel rapporto finale al Governo hanno evidenziato la propria preoccupazione per il fatto che in Italia persistono “attitudini socio- culturali che condonano la violenza domestica” e hanno chiesto al governo italiano di “assicurare che le donne vittime di violenza abbiano immediata protezione e la garanzia che possano stare in rifugi sicuri e ben finanziati su tutto il territorio nazionale” infine, hanno espresso preoccupazione per l’immagine della donna in Italia quale oggetto sessuale.

E’ proprio negli stereotipi che trova terreno e spazio la violenza contro le donne.

A fine aprile del 2007 erano ventinove le donne uccise, oggi sono cinquantaquattro. Una cifra ancor più grave perché lascia fuori il dato del sommerso: donne che per mancanza di reti e progetti non riescono a ricevere alcun aiuto.

Sono quasi 14.000 le donne che ogni anno si rivolgono ai Centri Antiviolenza e alle Case aderenti a D.i.Re.

Il 78% sono stati “nuovi casi”, il 71% di nazionalità italiana

Gli autori di questi reati sono stati per il 64 % partner il 20% ex, l’8% familiare, 6% conoscente, e solo il 2% estraneo.

Questo mentre secondo i dati Istat, quasi sette milioni di donne tra i 16 e i 70 anni (31,9%) ha subito nella vita almeno un tipo di violenza e tra queste quasi 700 mila avevano figli al momento del fatto.

Questo particolare momento di crisi economica, sociale, politica e culturale coinvolge direttamente anche i centri che svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella lotta alla violenza contro le donne. Non possiamo, però, accettare che ciò si traduca in un indebolimento dei diritti delle donne vittime di violenza.

D.i.Re, i Centri Antiviolenza e le Case delle Donne, che in oltre vent’anni di attività hanno supportato migliaia di donne, aiutandole ad uscire dalla violenza e a conquistare la libertà, chiedono perciò con forza alle istituzioni nazionali e a quelle locali di rafforzare e sostenere con ogni mezzo le politiche necessarie alla prevenzione e alla lotta della violenza contro le donne.

Rafforzare si traduce in: non tagliare i fondi, non chiudere i Centri antiviolenza o cosa ancora peggiore lasciare che queste realtà – in molte città unici luoghi di rifugio e aiuto per le donne – vengano meno nel silenzio e nel disinteresse delle istituzioni. Firmare la Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne passaggio nodale del percorso di armonizzazione delle leggi, delle politiche e delle strategie di intervento, sottoscritta da numerosi paesi europei con l’impegno di combattere la violenza di genere.

Solo così sarà possibile dare una risposta concreta all’orrore dei numeri, che ci raccontano una realtà dove la soppressione anche fisica della donna diventa mezzo abituale per chi non è in grado di affrontare la complessità della realtà

D.i.Re è associata alla Rete Europea Wave (Women against Violence Europe) e alla Rete Mondiale GNWS (Global Network of Women’s Shelters).

D.i.Re (donne in rete contro la violenza)


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4 maggio, 2012

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