Viterbo – Capre in strada e maremmane in piazza. Catch-22. George Clooney dà buca a Viterbo. Come Godot. Non arriva, non c’è. E probabilmente neanche oggi si farà vedere. In alternativa, “dottor house”, alias Hugh Laurie, nei panni di un ufficiale americano. È lui la star della giornata. Tanto rumore per nulla.
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Una città blindata con i “pretoriani” della produzione in ogni angolo a impedire riprese, foto e transito. “Qui non si può passare. Di qua non si può entrare. Niente foto. Nessun video”. “Ha chiamato la produzione, l’ha detto la produzione”. Non licet, non placet. Più che divieti sembravano dogmi. Editti da rispettare. Anche una volta sgombrato il campo dalle riprese, a piazza San Lorenzo è impossibile entrare. Neanche per contemplare le macerie davanti al duomo.
Due le location per girare Catch-22, il telefilm diretto da Clooney e ambientato in Italia durante la seconda guerra mondiale. Le piazze San Lorenzo e del comune. Ma a parte il loggiato di Palazzo dei Papi, difficilmente Viterbo sarà riconoscibile. Se non nei titoli di coda. Sui muri manifesti nazisti e fascisti rimandano a Roma. Ieri le riprese sono andate avanti fino a tarda notte. Oggi tocca a piazza del Gesù. Da quel che pare, sembrerebbero solo scene di passaggi in auto.
Una set di guerra all’americana. Mascelle volitive, visi scolpiti e pose da rimorchio. Attori e comparse, vip a parte, per la maggior parte provenienti dalla Capitale. Ci sono le suore. Sembrano quelle del divino amore. In piazza anche la protezione civile di Sutri.
In strada è un via vai di persone. Per lo più curiosi. C’è anche chi affitta abiti dell’epoca per fare foto con gli attori durante le pause dalle riprese. Poco distante da piazza della Morte un gregge di capre. Da via Roma sbucano invece le vacche maremmane. Ogni tanto si fa vivo Laurie. Un paio di comparsate in jeep per poi sedersi ai tavoli del Bar centrale. In mano un libro, “Educated a memoir” di Tara Westover. Non zoppica, non c’ha il bastone. La serie è un’altra. Niente sale operatorie, malattie e diagnosi dell’altro mondo. C’è solo la guerra e le sue macerie. Quelle allestite davanti alla cattedrale della città che i bombardamenti li ha conosciuti per davvero. Sulle colonne della navata centrale ci sono ancora i segni.
A piazza del comune un paio di carri armati. Uno pure lungo via Cavour che a vederlo, per come erano disposti militari, civili in abiti dell’epoca e qualche ragazzo che ogni tanto allungava il collo da via Fontanella di Sant’Angelo, sembrava di stare a Firenze nell’agosto del ’44, i giorni della liberazione.
L’assessore comunale Alessia Mancini ha il suo da fare. Controlla da subito che tutto vada per il verso giusto. Sale addirittura in consiglio comunale dove ci sono i giornalisti. Per ricordare che le finestre devono restare chiuse. Il telefilm di Clooney l’ha ereditato dalla precedente amministrazione. “Sono riuscita a far mettere Viterbo nei titoli di coda”, ha detto poi, seduta accanto a una delle finestre che guardano la piazza.
Le bandiere fuori Palazzo dei Priori sono state tolte. Dall’altro lato della piazza campeggia quella a stelle e strisce dei liberatori che nel 1944 rasero al suolo il centro storico. Ottico, merceria, gelataio e panificio coperti dai sacchi di sabbia. Seduti sui gradini della chiesa di Sant’Angelo, contadini, pastori, ragazze e soldati. La città intanto è bloccata. Off-limits 9 piazze e 14 vie. I parcheggi di Sacrario e Valle Faul interamente occupati. Ancora per un giorno. Poi la guerra sarà finita. Anche per Viterbo.
Daniele Camilli
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