Viterbo – Undici agosto 1980, Prima Linea uccide i carabinieri Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa. A Ponte di Cetti, a pochi chilometri di distanza da Viterbo. Dopo una rapina. Nel pieno degli anni di piombo. Quelli del terrorismo. Prima ancora, la “strategia della tensione” e le stragi sui treni e nelle piazze.
Fotogallery: I carabinieri ricordano l’assassinio di Ponte di Cetti
Lo stesso anno, il 1980, del Dc9 Italia, abbattuto sui cieli di Ustica, e della bomba alla stazione di Bologna. Tutto d’estate. Tra giugno e agosto. I giorni in cui Cuzzoli e Cortellessa vennero uccisi.
Questa mattina la commemorazione. Dove sono caduti. Lungo quel tratto di Cassia che porta a Vetralla. A ricordare i due carabinieri, la messa del cappellano militare don Donato, i famigliari di Cuzzoli, la moglie Luisa Ambrosio, i figli Domenico e Piera. I nipoti. Assieme a loro il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Palma, esercito, aviazione, guardia di finanza, questura, associazione nazionale carabinieri, i comuni di Viterbo e Caprarola, la Provincia.
Questa mattina, una corona di alloro, appoggiata sotto la lapide che ricorda quanto accaduto. Il picchetto d’onore. Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa. Il primo, brigadiere di Caprarola, il secondo un appuntato di Viterbo. Entrambi medaglia d’oro al valor militare.
Lo stesso giorno in cui venivano uccisi, moriva anche il maresciallo di Montefiascone Antonio Rubuano, medaglia d’oro al valore civile per aver salvato molte persone durante il terremoto del Belice in Sicilia. Morirà inseguendo una macchina alla cui guida pare vi fossero i terroristi che poco prima avevano sparato a Cuzzoli e Cortellessa.
Tutto accade dopo una rapina in una banca di Viterbo fatta da sei militanti di Prima Linea. Alcuni di loro salgono poi su un autobus per Roma che viene fermato a Ponte di Cetti da una pattuglia dei carabinieri. I terroristi aprono il fuoco. Cuzzoli e Cortellessa cadono sotto i loro colpi. Nonostante ciò riescono a ferire il Michele Viscardi, uno dei capi di Pl e tra i primi pentiti dell’organizzazione.
Anni di Piombo. Escluse le stragi, fra il 1969 e il 1982 sono circa 300 le vittime del terrorismo. Tra loro, oltre 100 appartengono alle forze dell’ordine: carabinieri, poliziotti, agenti di polizia penitenziaria, militari. Un decennio durante il quale si contano 133 organizzazioni armate, presenti soprattutto al nord e nel Lazio, con un migliaio di persone coinvolte. Il 60% di loro aveva un’età media tra i 21 e i 30 anni.
Dal 1969 al 1982 gli attentati rivendicati in Italia furono 2712 (805 nel 1979, 294 nel 1980), mentre quelli senza sigla, ma attribuibili politicamente, 6153 (1045 nel 1979, 430 nel 1980).
Per quanto riguarda poi le vittime del terrorismo, le percentuali più alte si registrano nel 1978 (21,9%) e nel 1980 (18,7%).
Giovanni Pellegrino, presidente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi”, nel 2001 scrisse che la Commissione stragi doveva avere “il coraggio di dire agli italiani in forma ufficiale che eravamo un paese dove si è combattuta per molti anni una guerra, a bassa intensità, ma una guerra c’era”.
Daniele Camilli
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