Viterbo – (sil.co.) – Chiuso per ferie, aperto per spaccio. Invece di stare in vacanza, si recava al lavoro pure durante le ferie. Ma tanto attaccamento non gli ha giovato, perché ha insospettito la polizia, che lo ha beccato con un “carico” di cocaina” nascosto nelle mutande, dove si illudeva che gli involucri contenenti la droga sarebbero passati inosservati.
Drogheria e droga in centro. Nuovi particolari emergono relativamente all’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del commerciante trentenne finito in manette nel pieno del solleone, dopo essersi fatto trovare con 24 grammi di cocaina dagli agenti del nucleo antidroga della squadra mobile della questura.
Il presunto spacciatore, in base a quanto emerso, gestirebbe un’attività nel settore alimentare nel cuore del centro storico. Un’attività sulla cui saracinesca campeggiava il più classico dei cartelli estivi, con la scritta “Chiuso per ferie”. Peccato che il continuo via vai del titolare, peraltro residente in un centro dell’Alta Tuscia e non nel capoluogo, abbia insospettito gli investigatori del commissario Donato Marano.
Così a carico del trentenne, un incensurato, nato a Orvieto ma residente nel Viterbese, sono scattati i controlli della squadra narcotici, sfociati nei giorni scorsi nel fermo e nel sequestro dello stupefacente che, per l’appunto, l’arrestato credeva di occultare negli slip.
Il commerciante, il cui arresto è stato convalidato dal giudice delle indagini preliminari alla vigilia di ferragosto, è stato rimesso in libertà la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini proseguono.
– Spaccio di droga, arrestato commerciante
Non è la prima volta che il personale della squadra mobile sequestra ingenti quantità di cocaina a commercianti operativi nel centro storico di Viterbo, anche se l’arresto di questi giorni nulla avrebbe niente a che fare con i precedenti.
Lo scorso 4 maggio, come si ricorderà, sono finiti nel carcere di Mammagialla due imprenditori, anch’essi trentenni, mentre un altro trentenne, finito ai domiciliari, è stato condannato a sei anni in primo grado con l’abbreviato, nell’ambito della stessa inchiesta, scaturita dal sequestro, nell’ottobre scorso, di sette chili di stupefacenti vari in un casolare vicino a Tobia, tra cui mezzo chilo di cocaina. Droga che sarebbe stata destinata ai giovani assuntori viterbesi.
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