Viterbo – “Sono dimissioni irrevocabili”. Pietro Mencarini è categorico. Indietro non si torna.
Ha rassegnato le dimissioni da sindaco di Tarquinia. Adesso ha venti giorni di tempo, entro i quali può tornare indietro. Pura teoria. Non succederà. Alla scadenza dei termini, nessun miracolo, niente pace all’orizzonte. Arriva il commissario e a maggio 2019, elezioni anticipate.
La lettera indirizzata ai suoi concittadini non lascia spazio a equivoci.
Il primo cittadino, eletto appena 14 mesi fa, rompe definitivamente con la sua maggioranza. O come spiega lui, è la sua maggioranza ad avere rotto con lui.
A Tarquinia, in zona centrodestra si parla di questioni di salute che avrebbero spinto Mencarini a lasciare. Il diretto interessato ha un’idea diversa. “Ognuno dice le cazzate che vuole – taglia corto Mencarini – si vede che dicono cazzate quelli della maggioranza”.
I motivi sono altri, per il sindaco. “Sono di natura politica – asserisce – c’è scritto tutto nel comunicato, quella è la verità”.
Nel comunicato si parla di gruppi nella maggioranza che tengono sotto ostaggio la stessa maggioranza. Un’intricata matassa.
“Sono tutti i gruppi di maggioranza, nessuno escluso – sottolinea Mencarini – che tengono in ostaggio la maggioranza. Sono tre i gruppi che creano problemi. Quello mio, quello di Serafini e quello di Catini”. Pietro Serafini e Manuel Catini sono due suoi assessori. Alle elezioni, Mencarini si era presentato con tre liste. Una sua civica, Idea Sviluppo, con capolista Serafini e Rinnova, capolista Catini.
Quello che faranno, adesso che ha deciso di dimettersi, al sindaco poco importa. “Faranno quello che gli pare”. La partita è chiusa.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY