Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non sarei voluta intervenire, pur avendo letto molto negli ultimi giorni, ma l’articolo che si riferisce alla seconda commissione consiliare mi ha indignata e costretta. Se non lo facessi, da parte mia sarebbe un “disimpegno colpevole”.
Il bando periferie rischia una fase di stallo e tutti solo ora si accorgono che era davvero finanziato: con la delibera Cipe n.2 del 3 marzo 2017 uno stanziamento di 798,17 milioni di euro e con il decreto della Presidenza del consiglio 29 maggio 2017 uno stanziamento di 800 milioni di euro.
Il bando fino a due mesi fa era derubricato con insistenza dai più come programma senza soldi. Cito testualmente alcuni interventi: “I 17 milioni di euro per le periferie ad oggi non ci sono” (uscito lo scorso 24 novembre a convenzione firmata), “Sulle periferie e il Poggino avete raccontato tante belle cose , ma non c’è un euro”. Ma la lista è molto lunga.
Con quale coraggio e disinvoltura oggi, quando non esiste atto definitivo che differisca al 2020 il proseguimento di quanto iniziato, l’assessore revoca l’incarico degli assistenti al Rup conferito in forza di una convenzione sottoscritta dalle parti, l’unica obbligazione assunta dal comune di Viterbo che è nella piattaforma del governo e che certifica l’avanzamento dei lavori.
Tutte le città hanno fatto rete per difendere e sostenere i tempi della convenzione nell’audizione dello scorso 4 settembre presso la Camera dei deputati. Viterbo sola, mentre le altre città combattono, è già alla conclusione, alla resa.
Meraviglia la cauta posizione dell’assessore. Una vergogna a fronte della sollevazione corale di tutti i sindaci d’Italia.
Si continua a sbandierare una presunta scarsa qualità dei progetti. Cito di nuovo: “I progetti si potevano fare meglio”, “belli o brutti”, “utili o inutili”, “se al Poggino non si realizzeranno opere non se ne sentirà la mancanza”, “non era un bando sulla premialità”. Parole senza un pensiero politico, anche gravi, di chi non ha dato una mano prima e non vuole farlo ora.
Parliamo di un programma di riqualificazione, di studi di fattibilità da concretizzare in progetti necessari a trasformare la zona artigianale industriale in Apea per stare al passo almeno con l’Europa. Gli imprenditori hanno anche costituito un consorzio per essere pronti a fare il passo in avanti. Il 21 settembre prossimo scadrà il bando relativo. S’interrompe una visione di lungo periodo.
Mi domando cosa pensano le associazioni di categoria, gli imprenditori, di questo blocco imposto dall’assessore che mette a rischio il finanziamento della città di Viterbo.
Articoli su articoli in queste settimane hanno creato anche molta confusione, per un’informazione superficiale o perché inquinati dall’appartenenza a questa o quella parte politica.
Si sono mischiate sentenze, risorse economiche e interpretazioni personali. L’allarmismo della ragioneria ha poco di tecnico-amministrativo e, per i suoi contenuti, si configura soprattutto come un assist politico, visto che mai è intervenuta in precedenza a smentire chi negava il finanziamento del quale aveva contezza.
Da assessore fui promotore del bando in un’ottica di urbanistica partecipata. La città, le associazioni di categoria, l’università degli studi della Tuscia, gli imprenditori, gli ordini professionali hanno sostenuto e hanno creduto dall’inizio nel programma snobbato invece da tanta parte della politica.
Dal 2016 fino a qualche mese fa tanti, e non solo gli attuali amministratori, hanno scritto smentendo gli atti ufficiali anche dopo la firma della convenzione, quando è iniziata la fase operativa.
Non soltanto la minoranza contraria all’amministrazione Michelini ha remato contro. Nella stessa maggioranza c’è stato chi ha annunciato dapprima l’impossibilità di ottenere finanziamenti, poi (quando i provvedimenti governativi erano su tutta la stampa nazionale) ha parlato d’importi inferiori a quanto richiesto, per concludere con la rivendicazione di un merito politico mai esistito, alla conferma del finanziamento di 17milioni e 564mila euro. A stanziamento certificato, a tutti quelli che hanno remato contro non è rimasto che rimarcare il 91° posto in graduatoria ed i 42 punti di Viterbo.
Nessuno ha detto la verità.
Nessuno ha detto che Viterbo, senza cavalcare alcun appoggio politico, ha avuto il massimo punteggio ”per la qualità innovativa del progetto e per la capacità di innescare un processo di rivitalizzazione economica, sociale e culturale nel contesto di riferimento”, ottenendo perciò quasi il massimo del finanziamento: Viterbo ha semplicemente avuto quanto richiesto per gli interventi del programma. 48 città hanno chiesto ed ottenuto importi di gran lunga inferiori.
Nessuno ha anche detto che, per non aver voluto mai credere nella possibilità di raggiungere l’obiettivo e per la storica carenza di programmazione dell’amministrazione, sono mancati i punti previsti per la compartecipazione con fondi pubblici e privati e quelli per i progetti cantierabili. La verità è che con questi 50 punti mancanti avremmo potuto essere addirittura secondi, dopo la città metropolitana di Bari.
E ora che l’efficacia della convenzione potrebbe essere differita al 2020, l’amministrazione, anziché rimboccarsi le maniche, ignora il cronoprogramma che la impegna nei confronti del governo e ferma il percorso che è partito due anni fa.
Il bando periferie non è questione di Pd, piuttosto che Lega o altro partito: è soprattutto problema di carattere culturale. Coloro che l’hanno condiviso e sostenuto lo hanno capito.
Ora è il momento di difendere il più significativo trasferimento diretto di risorse dallo Stato a favore della città di Viterbo, senza sospendere l’azione amministrativa e senza rassegnazioni. È ciò che stanno facendo responsabilmente tutte le città.
Che con tali risorse si possano alimentare ulteriori spazi è falso e sbagliato. Finanziare opere pubbliche a scapito di un programma generale di riqualificazione, rigenerazione urbana e sociale di valenza ampia, è un passo indietro, un ritorno al passato. È necessario andare avanti, affidare alle giuste competenze la responsabilità del programma che non deve certo ridursi alla realizzazione di alcune opere pubbliche.
Auspico che i nostri parlamentari attuali non sperino, con il congelamento messo in atto, di poter anche loro assumere facilmente la paternità del finanziamento a riesumazione avvenuta. Questi giochetti, questo vecchio modo di fare politica, hanno già fatto perdere tante occasioni alla nostra città.
Così come auspico che il sindaco eviti la “burocratizzazione” dell’operazione e le scelte, a garanzia dei partiti anziché della città, per non ripetere gli errori del passato. Lo richiede il programma delle periferie, lo richiedono i tempi.
Il governo sta monitorando lo stato di avanzamento dei programmi. Viterbo è indietro di due mesi. Accumulare ritardo ora, rispetto al cronoprogramma presentato, costituirà davvero la motivazione per la revoca del finanziamento e questa è certezza.
Non è una questione politica, ma tecnica. Le responsabilità saranno politiche.
Raffaela Saraconi
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