Viterbo – “C’est ne qu’un début”. “È solo l’inizio”. Così dice, Eugenio Benedetti. Da buon rivoluzionario. E in diplomazia, rivoluzione significa equilibri da tessere e concerto delle nazioni.
Multimedia: La storica messa copta nella cattedrale di Viterbo – Video: La messa copta nel duomo di Viterbo – Eugenio Benedetti e il dialogo tra copti e cattolici
“A Natale – dichiara subito Benedetti – ci sarà una grande messa solenne cattolica celebrata dal vescovo Lino Fumagalli nella cattedrale copta di Roma”. “Fumagalli – ha poi sottolineato – è anche pioniere del riavvicinamento tra i governi italiano ed egiziano”.
Ieri mattina è stata invece la volta della chiesa copta che ha celebrato il proprio rito all’interno della cattedrale di Viterbo.
“Non solo – fa presente Benedetti – ma a dicembre alcune icone copte in mostra oggi a Palazzo dei Papi verranno esposte, a scelta del vescovo Barnaba, all’interno della chiesa copta di Roma”.
Eugenio Benedetti non è uno qualunque. È l’uomo della partita diplomatica che si sta giocando anche a Viterbo. Gli obiettivi sono due. Religioso, l’unità tra le chiese cattolica e copta. Politico, il riavvicinamento tra i governi italiano ed egiziano. Dopo la primavera araba, il crollo dei regimi del nord Africa, compreso quello di Mubarak in Egitto, e, perché no, il caso Giulio Regeni, il dottorando italiano dell’Università di Cambridge rapito il 25 gennaio del 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e ritrovato morto il 3 febbraio successivo sull’autostrada che collega Il Cairo ad Alessandria. Nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.
“C’è una collaborazione in atto tra le due chiese sorelle – spiega Benedetti -. Le differenze ideologiche tra copti e cattolici praticamente non esistono. Esistevano delle differenze politiche che stanno scomparendo grazie al Vaticano”.
Eugenio Benedetti ha costruito la sua carriera imprenditoriale viaggiando e portando a termine contratti in Paesi come Russia, Cina, Angola, Afghanistan, Canada, Argentina e India. Ai tempi della guerra fredda. È stato poi uno dei pochi occidentali a operare nei Paesi socialisti dell’est Europa. All’inizio del ‘900, suo nonno aprì l’ospedale italiano al Cairo. I fratelli, Gaetano e Calogero, sono rispettivamente specialista mondiale nel campo della psicoterapia delle psicosi e massimo progettista italiano di opere in cemento armato.
“Il passato è passato – ribatte Benedetti sorridendo -. Adesso che ho 90 anni mi occupo del futuro”.
Oggi Eugenio Benedetti presiede la Società italiana di beneficienza che, assieme alla Fondazione Caffeina e alla diocesi di Viterbo, è parte integrante del percorso di riavvicinamento tra due Paesi chiave del Mediterraneo. L’Italia, cuore del cattolicesimo, e l’Egitto, sede della chiesa copta. Nonché trampolino di lancio verso l’oriente e il corno d’Africa. Ad affiancare il lavoro di Fumagalli e Benedetti, don Emanuele Germani per la diocesi e l’avvocato, consigliere comunale, Giacomo Barelli per la fondazione Caffeina.
“Noi non facciamo altro che seguire le direttive di Papa Francesco – commenta Benedetti – lungo il sentiero che lui ha aperto. A febbraio con la diocesi di Viterbo faremo un nuovo pellegrinaggio. Lungo il sentiero della Sacra Famiglia, aggiungendo una tappa. Questa volta arriveremo anche a Luxor. L’inizio di un cammino con iniziative di ritiri spirituali tra le rispettive comunità e settimane di raduni”.
La diocesi di Viterbo si è fatta parte attiva anche sul fronte delle relazioni diplomatiche. “Fumagalli – ha sottolineato Benedetti – è pioniere del riavvicinamento tra i governi italiano ed egiziano”.
Un percorso a tappe. “Senza traguardo né fine – aggiunge Benedetti – cercando solo di fare meglio e di più”.
Daniele Camilli
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