Viterbo – “Cittadinanza onoraria alle bambine e ai bambini nati a Viterbo e figli di genitori stranieri e consulta sull’immigrazione. Due proposte approvate dal precedente consiglio comunale alle quali speriamo che l’attuale dia il dovuto seguito”. È l’appello lanciato all’aula di Palazzo dei Priori da Mario Di Marco della Caritas nel corso della presentazione della marcia per la pace Perugia-Assisi prevista per il 7 ottobre. “Per la pace e la fratellanza tra i popoli”, gli assi portanti della marcia.
Al tavolo della conferenza, al primo piano di via San Lorenzo 64 a Viterbo, la sede della Caritas diocesana, ieri pomeriggio c’erano anche Ada Tomasello dell’Unione sindacale di base (Usb) immigrazione e Paolo Morozzo Della Rocca della comunità di Sant’Egidio, docente di diritto dell’immigrazione presso l’Università degli studi di Urbino e consultore del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti. In sala anche Umberto Cinalli di Legambiente e la rete degli studenti degli studenti medi che ha da poco aderito al tavolo per la Pace di Viterbo che ha organizzato l’iniziativa.
“Il tavolo – chiariscono in una nota le associazioni che ne fanno parte – intende proseguire il lavoro di sensibilizzazione della comunità della Tuscia, affinché il tema della pace possa essere declinato anche nell’agire quotidiano, a livello locale, nei quartieri e negli enti locali”.
La marcia per la pace è una manifestazione del movimento pacifista italiano che si svolge ogni due-tre anni lungo un percorso di 24 chilometri, da Perugia ad Assisi. La prima si svolse il 24 settembre 1961 su iniziativa di Aldo Capitini. Un corteo nonviolento a testimonianza della pace e della solidarietà dei popoli. Quest’anno la marcia è di solidarietà con i migranti e i popoli oppressi, per l’accoglienza e il diritto di asilo. Per i diritti umani, che proprio quest’anno compiono 70 anni mentre un numero sempre maggiore di persone cede alla paura e al ricatto che la stessa impone.
“Il tema dei flussi migratori è legato strettamente al quello della pace – ha detto Paolo Morozzo Della Rocca -. E la pace non è solo l’impegno contro la guerra, ma anche la costruzione di un mondo più giusto”.
Affronta poi il tema dei flussi migratori, “un intreccio complesso di persone che fuggono dalla guerra o da stati falliti. Inoltre i flussi sono in aumento in tutto il mondo. In Africa occidentale il 36 per cento dei giovani ha un progetto migratorio che vorrebbe realizzare. Di questo 36 il 5 per cento ha già posto in essere azioni preparatorie e il 2 per cento è molto vicino a realizzarli. Di questo due per cento pochissimi arriveranno alle coste del Mediterraneo”.
“La mobilità nel mondo è in aumento – ha proseguito nel suo discorso Moroso Della Rocca – perché questo è lo spirito dei tempi, che riguarda anche le nostre famiglie dove nel 40 per cento dei casi c’è un figlio che sta studiando o lavorando all’estero. E nel nostro tempo aumentano anche le possibilità per i flussi più disperati in un mondo che sta ringiovanendo come non era mai accaduto in passato”. Giovani che scelgono di andare a vivere e lavorare in un continente di vecchi. Perché non possono restare nel proprio Paese dove “non gli resterebbe altro che la disperazione”.
I flussi migratori seguono diverse direzioni e vengono da tutte le parti del mondo. Un vero e proprio movimento di popoli. “Molti di essi – sottolinea il rappresentante della comunità di Sant’Egidio – vengono pagati a caro prezzo in termini di vite umane. Sotto tortura e rapina. in mare e nel deserto. Non solo, ma ogni flusso caratterizzato da irregolarità comporta anche maggiori sofferenze e maggiori costi per chi lo fa, finendo per arricchire le mafie così come le economie dell’egoismo e del malaffare locale con un’intensità del dolo che varia da chi si presta per pochi spicci a chi si approfitta del corpo delle persone”.
“La marcia per la pace – si sofferma infine Ada Tomasello – sarà un evento molto importante per tutti noi. Per ribadire il nostro No alle guerre, alla corsa al riarmo, alla costruzione di nuovi muri e alla chiusura delle frontiere. Al razzismo e ai fascismi che riemergono in Europa e nel nostro Paese”.
Daniele Camilli
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