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Scena aperta - Parte la stagione, tanti ospiti illustri ma serve qualche idea in più per far vivere la struttura tutti i giorni

Il teatro Unione diventi il motore della città…

di Paolo Manganiello
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Paolo Manganiello

Paolo Manganiello

Viterbo –  “A Viterbo si apre la nuova stagione ed è subito grande teatro!”. Questo il comunicato stampa confezionato da Atlc (Associazione teatrale tra i Comuni del Lazio), associazione curatrice del cartellone al teatro Unione di Viterbo.

Il “grande teatro” c’è, dopo la chiusura per restauri, è stato riaperto da circa un anno, divenendo vetrina di spettacoli belli e titolati, che soggiornano in città una sera e poi via, verso nuove vetrine, in altre città.

“Il nostro teatro – è stato detto – è un punto d’incontro per la città, per la comunità”. Questa effettivamente è la giusta prospettiva rispetto alla quale un luogo come l’Unione deve lavorare.

Andrebbe però aggiunta una parte di programmazione altra, rispetto agli spettacoli di semplice intrattenimento, ai quali fino ad ora il teatro viterbese ci ha abituati. D’accordo sui nomi altisonanti: da Placido a Lavia, da la Morante a Dapporto, dalla danza agli spettacoli per famiglie, ma l’interrogativo è sempre lo stesso: cosa rimane allo spettatore il giorno dopo? Lo spettacolo ha modificato l’idea di teatro nella comunità? Ha modificato il gusto degli spettatori? O semplicemente è stato mero intrattenimento, rispetto al quale sono stati sufficienti un paio di commenti a caldo fuori, nel foyer, e arrivederci?

In un recente articolo, Alfonso Antoniozzi, lamenta una certa inerzia nella gestione del teatro comunale. Ebbene, non vorrei che anche il gusto del pubblico e, aggiungerei, l’esigenza stessa di vivere il teatro, siano sulla scia di quella stessa inerzia.

Il cartellone c’è – evviva! – ma forse manca qualcos’altro.
Vero è che l’amministrazione appena insediatasi s’è trovata a dover gestire un rapporto di collaborazione voluto e sancito da altri (la vecchia amministrazione), quindi è necessaria anche quest’anno la sinergia con chi gli spettacoli li sposta di teatro in teatro e programma nomi importanti da ospitare.

Un’amministrazione attenta però, che conosce le esigenze della città, può con iniziativa e coraggio, proporre qualcosa di più durevole e sostanziale per Viterbo. Non più solo intrattenimento, confezionato e impacchettato egregiamente, ma grande apertura a nuove iniziative e nuove proposte con al centro il teatro Unione: “punto d’incontro per la città, per la comunità”.

Coinvolgere forze e professionalità del territorio; creare un ponte tra operatori e pubblico di appassionati, affinché nascano gruppi di visione e di studio rispetto agli spettacoli proposti in cartellone e non; mettere a sistema interventi capillari nelle scuole, tutte; rivolgersi ad associazioni culturali e di volontariato coinvolgendole nella stagione ufficiale e in percorsi paralleli di teatro sociale; far partire corsi, laboratori e seminari; iniziare (provare) a “produrre e non limitarsi ad ospitare” (cit. Antoniozzi).

Lungo è l’elenco delle iniziative cui si potrebbe dare inizio, partendo magari da piccole cose, ma significative. Il luogo c’è ed è meraviglioso: il teatro Unione, che potrebbe diventare veramente un polo culturale vivo, nuovo, ricco di iniziative.

Non solo intrattenimento, ma percorsi e produzioni e proposte che non nascono dalle convenzioni teatrali, ma che si generano dall’insieme di cultura e tradizioni, che viviamo oggi, in senso antropologico, e che possono trasformarsi in Teatro.

La nuova amministrazione pare si stia muovendo in questa direzione. Sta cercando di ampliare l’offerta a corredo della stagione teatrale e vorrebbe iniziare a confrontarsi con proposte indirizzate al sociale, con accordi e sinergie da organizzare in questo delicato ambito.

Un altro punto. Per poter utilizzare l’Unione occorre adempiere ad innumerevoli passaggi burocratici: i permessi, la sicurezza, l’antincendio, le assicurazioni, tutta la parte tecnica (audio, luci), i responsabili di questo e di quello…

L’utilizzo del prestigioso spazio in questione va reso più semplice e più piacevole. Riconosciuta la professionalità di chi lo deve utilizzare e comprovata la validità dell’iniziativa, bisognerebbe lasciare che il teatro venga usato da chi vuol dire qualcosa di diverso dagli spettacoli programmati nella stagione ufficiale.

Solo in questo modo si potrà fare di quello spazio un luogo plurale e quindi ricco e funzionale.
L’amministrazione attuale – come accennato – pare essere di gran lunga più aperta, rispetto a quella vecchia, a nuove proposte e idee suggerite “dal basso”, in particolare da operatori e organizzatori.

Ne ha dato dimostrazione concreta con altre iniziative collegate al cinema all’aperto e al museo civico, in questi ultimi giorni.

Basterebbe veramente poco, a questo punto. Programmare altro e facilitare l’utilizzo del “nostro” teatro: uno sforzo istituzionale mirato il cui intento dev’essere quello di far diventare l’Unione non più il “salotto” bello della città (con poltrone e divani incellofanati, come nelle case di un tempo), ma un luogo d’incontro e di scambio continuo, soprattutto per i giovani, e un crogiolo di idee e prospettive utili alla crescita della comunità.

Nel tal caso il teatro Unione potrebbe diventare quel motore immobile della città, che opera e ospita spettacoli nel fine settimana ma che funziona da stimolo culturale e sociale tutto l’anno.

Paolo Manganiello


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1 ottobre, 2018

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