Viterbo – Pratogiardino Lucio Battisti riportato agli antichi splendori e il parco del Bullicame di nuovo degno dell’appellativo parco. Due progetti. O meglio, al momento sono idee da trasformare in progetti, ma il vice sindaco Enrico Maria Contardo (Lega) ci punta, per far rinascere la villa comunale e ridare dignità alla zona termale.
Vale la pena crederci, perché in ballo ci sono qualcosa come cinque milioni di euro di finanziamento. Attraverso fondi europei. Il bando uscirà a ottobre, poi ci sarà tempo fino a marzo per presentare domanda e da quel momento, dita incrociate fino a luglio.
“Per pratogiardino Lucio Battisti – spiega Enrico Maria Contardo – nei cassetti del comune c’è un progetto elaborato dall’amministrazione Michelini per riportarlo a com’era a metà 1800, poi, spostandosi fuori, il parco, con un altro intervento potrebbe diventare un tutt’uno con la Rocca Albornotz, in pratica chiudendo un tratto di via del Pilastro”.
Poco distante: “Il parco del Bullicame è da recuperare. Ci punto molto. Sarebbe interessante anche riprendere una vecchia idea dell’amministrazione Gabbianelli sul parco de Paradosso, ma in questo caso ci sono espropri da fare e non ce la faremmo coi tempi”.
Tutto parte da un altro progetto, che fa capo alla fondazione Cavallini – Sgarbi. “La madre del sindaco di Sutri acquistò in zona una villa – ricorda Contardo – che poi è confluita nella fondazione, con terreno intorno. L’intenzione era recuperare l’area attraverso questi fondi, ma per accedervi, occorre che il capofila del progetto sia il comune. C’è stato proposto e abbiamo pensato d’inserire pratogiardino e il Bullicame”.
Collaborerà anche l’Università della Tuscia. “Le linee guida prevedono di riportare in essere colture, piante e fiori di cui si va perdendo traccia, non più inseriti nel contesto in cui facevano parte. Anche la camera di commercio può dare il suo contributo, ci sono colture da rilanciare, oggi abbandonate, penso ad esempio, alla carota viola”.
Il fondo europeo negli ultimi anni ha finanziato iniziative in grandi città. “Sarebbero cinque milioni di euro – conclude Contardo – e la particolarità è che l’ente, in questo caso il comune, non deve finanziare una parte, il 20% di solito, perché il valore di pari importo è dato dai beni che saranno messi a dimora, dai progetti e dal personale impiegato”.
In altre parole, se finanziato, il progetto sarebbe praticamente a costo zero.
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