Viterbo – Per arrivare a piazza Grande si passa dalla sala Gatti a Viterbo. Tappa d’avvicinamento all’appuntamento voluto da Nicola Zingaretti a Roma il 13 e 14 ottobre.
Federica Selli e Paola Marchetti chiamano a raccolta le diverse anime del centrosinistra e oltre. Da Enrico Panunzi, consigliere regionale Pd a Giacomo Barelli, consigliere comunale Viva Viterbo, passando per Bengasi Battisti.
L’ospite è Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della regione Lazio, che apre il suo intervento con una presa d’atto: “Il 4 marzo si è schiantato il Pd e si sono schiantati tutti gli altri. Se il centrosinistra continua a ragionare con gli schemi di prima di quella data, non si va da nessuna parte”. Nonostante la valanga che ha travolto il centrosinistra: “Noi in regione abbiamo vinto, con il valore di Nicola Zingaretti e delle altre liste e noi in Piazza grande portiamo questo modo di stare insieme”.
Piazza Grande sarà molte cose, ma Smeriglio spiega cosa non è: “Non è una mozione congressuale”. Ma se Zingaretti dovesse vincere il congresso Pd: “Si aprirebbe una stagione politica nuova”.
Al microfono si alternano gli interventi. C’è il presente, complicato, e il futuro. Tutto da costruire.
Smeriglio arriva per le conclusioni. Preceduto da Enrico Panunzi.
“Dobbiamo avere il coraggio di dire cose che non sono di moda – spiega Panunzi – se le cose di moda si impossessano della politica è la fine. In Italia i partiti non ci sono più. C’è il Pd che fa i congressi, ma è l’unico. La proposta di Zingaretti è allargare il campo. Oltre. Essere inclusivi, verso altre sensibilità”.
Per Panunzi oggi ci sono due problemi: “Il populismo e l’altro è il razzismo e lo dobbiamo chiamare così, quando ognuno di noi piega la testa quando se la prendono con gli extracomunitari senza ragione. Lo dobbiamo dire. Altrimenti non c’è differenza e la gente vota le differenze”.
Ancora la strada che porta a una piazza più grande: “Parlare e ascoltare la gente – spiega Panunzi – se in regione abbiamo vinto, è perché in cinque anni è stata data dignità all’ente e abbiamo ascoltato. Sennò non avremmo fatto la differenza”. E la differenza va fatta. Anche nei confronti dell’Europa.
“Occorre dirlo che così non va bene, non dobbiamo essere servi della Merkel, ma senza Europa saremmo servi di qualcun altro”. Le attese verso la piazza Grande che aprirà Zingaretti: “Non mi interessa come si chiamerà il presidente del partito – osserva Panunzi – a me interessa ben altro. Il Partito democratico rappresenta la base di partenza per una forza alternativa a quello che c’è. Serve una struttura, il Pd è l’unico che c’è”. Per andare oltre e con un’avvertenza: “Questa è l’ultima partita”.
Smeriglio parte da un tema che la Lega cavalca. I migranti “È vero che sono diminuiti gli sbarchi, ma sono aumentati i morti – spiega Smeriglio – e io lo dico, perché m’interessa”.
E se si dice prima gli italiani: “Allora occupiamoci di quei 250mila italiani che ogni anno vanno via – osserva Smeriglio – di questi, 114mila sono giovani e ancora di questi, 73mila sono diplomati e laureati. Quando va via un diplomato, la famiglia, lo stato registrano una perdita secca di 90mila euro. Quando se ne va un dottore di ricerca, la perdita è di 230mila euro. Ne vogliamo discutere? Noi in regione qualcosa abbiamo fatto, con torno subito, una goccia”.
Una linea di demarcazione saranno le elezioni europee. “Saranno le prime elezioni europee – avverte Smeriglio perché prima si svolgevano dentro un quadro definito. Le prossime saranno tra chi vuole rompere e chi vuole cambiare, cioè noi”.
Ad aprire l’incontro, Pietro Nocchi, presidente della provincia. Paola Marchetti parla della voglia che si sente in giro di un leader e la rabbia, delle persone, non si sa bene nemmeno verso cosa: “Verso quello che forse nemmeno si comprende, come lo spread, che non sappiamo nemmeno cosa sia”. Per Giancarlo Torricelli, la partecipazione in sala, in un pomeriggio di metà settimana è un contributo alla buona politica.
Giuseppe Ferlicca
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