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Il generale di corpo d'armata Giovanni Fungo consegna i gradi ai nuovi Marescialli - Croce di bronzo al merito per il colonnello Stefano di Sarra

“Siate per tutti un esempio di vita”

di Daniele Camilli
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Viterbo - La consegna dei gradi ai Marescialli dell'Esercito

Viterbo – La consegna dei gradi ai Marescialli dell’Esercito

Viterbo - Il generale di corpo d'armata Giovanni Fungo

Viterbo – Il generale di corpo d’armata Giovanni Fungo

Viterbo - Il colonnello Stefano Di Sarra

Viterbo – Il colonnello Stefano Di Sarra

Viterbo - La consegna dei gradi ai Marescialli dell'Esercito

Viterbo – La consegna dei gradi ai Marescialli dell’Esercito

Viterbo - Il colonnello Cristian Margheriti

Viterbo – Il colonnello Cristian Margheriti

Viterbo - Il rettore Alessandro Ruggieri consegna i gradi ai militari

Viterbo – Il rettore Alessandro Ruggieri consegna i gradi ai militari

Viterbo - Giovanni Fungo e Stefano Di Sarra

Viterbo – Giovanni Fungo e Stefano Di Sarra

Viterbo - La consegna dei gradi ai Marescialli dell'Esercito

Viterbo – La consegna dei gradi ai Marescialli dell’Esercito

Viterbo - La consegna dei gradi ai Marescialli dell'Esercito

Viterbo – La consegna dei gradi ai Marescialli dell’Esercito

Viterbo - La consegna dei gradi ai Marescialli dell'Esercito

Viterbo – La consegna dei gradi ai Marescialli dell’Esercito

Viterbo – Il generale di corpo d’armata Giovanni Fungo si avvicina per primo e va verso il colonnello Stefano Di Sarra per conferirgli la croce di bronzo al merito dell’Esercito italiano. Gli appende la medaglia al petto e gli stringe la mano. Poi lo abbraccia come un figlio e gli prende la testa tra le mani. Gli si avvicina all’orecchio e, infine, gli dice, “mi raccomando, riportali tutti a casa”.


Multimedia: La consegna dei gradi ai Marescialli – Video


Oggi è il giorno della cerimonia per la consegna dei gradi ai Marescialli del 19° corso “Saldezza”. A Viterbo, nella caserma Scuola allievi sottufficiali. Lungo la Cimina che porta dall’altra parte della Tuscia, a cavallo tra Civita Castellana e Roma Nord. Una festa che ha visto anche il conferimento della medaglia al valore a Stefano Di Sarra.

La Sas, come si diceva un tempo, quando l’esercito era di leva e tutti s’andava a fare il militare. E quando entrare nella scuola, e diventare sottufficiale, all’epoca voleva anche dire riscattare una condizione sociale fatta spesso di povertà e miseria. Quando infine, e lo è ancora, l’Esercito italiano era uno dei più importanti baluardi a difesa della democrazia che si andava costruendo nel secondo dopoguerra. Nonostante fosse stato ridotto a centomila unità dai trattati di pace successivi al conflitto bellico che vide l’Italia tra i paesi sconfitti. Con un Esercito che, grazie a tanti ufficiali e sottufficiali, affrontò con coraggio il disfacimento dello stato monarchico e fascista e l’occupazione nazista successiva all’otto settembre del 1943 quando venne comunicato l’armistizio siglato qualche giorno prima con gli alleati.

Un esercito che successivamente si strutturò in modo tale che gli ufficiali dessero i comandi e i sottufficiali gestissero a loro volta le munizioni. Su cui, in tal modo, veniva esercitato una specie di controllo democratico, considerando in tal senso l’estrazione marcatamente popolare dei marescialli di una volta e dell’esercito di leva di cui erano al comando.

Di Sarra è nato a Cagliari nel 1965 ed è stato “Comandante del Centro di Addestramento Multinazionale per le Forze Curde, in un contesto operativo caratterizzato da incertezza istituzionale e da una minaccia estremamente indeterminata”. Medioriente, Pkk, Isis e Turchia. Una delle aree di guerra più complesse al mondo. Sicuramente tra le più esplosive e indeterminate.

Anche lui stava lì, in mezzo agli altri, col suo cappello da bersagliere. Come il generale di corpo d’armata Fungo,  il generale di brigata Pietro Addis e il nuovo comandante del reggimento allievi di Viterbo Cristian Margheriti. Anche lui è uno che sa il fatto suo. È stato il 103° comandante del reggimento Savoia cavalleria, che ha lasciato da poco, e ha passato l’ultimo anno tra l’impegno internazionale nell’ambito della missione “Leonte XXIII” in Libano e quello nell’Operazione “Strade Sicure” in Italia. Quando ha salutato le “Cravatte Rosse” di Savoia ha detto: “il Reggimento è vostro, voi rimanete, voi siete la continuità di questa stupenda realtà vecchia di 326 anni, ma solo nei quadri, un po’ come il ‘Ritratto di Dorian Gray’ di Oscar Wilde”. 

La scuola sottufficiali dell’Esercito è responsabile della formazione dei Marescialli destinati ad assumere l’incarico di comandante di plotone in tutte le unità operative e dei Marescialli con specializzazione “Sanità”. Dal 1° gennaio 2008 è alle dipendente della scuola l’80° Reggimento “Roma”, con sede in Cassino, destinato invece alla formazione dei sergenti. 

Un esercito che oggi ha mostrato la sua forza mettendo da parte le armi per lasciare posto alla famiglia e agli affetti. Da qualche anno sono genitori e persone care ad attaccare i gradi sulle giacche militari dei figli, restando schierati accanto a loro per qualche minuto. Ed è in quel preciso istante che la cerimonia da solenne si fa commuovente. La parola giusta. Commozione. Perché aulica come i termini usati dai militari nei loro discorsi, per rimarcare la sacralità del momento. Perché poi lieve, perché non pesa come altre parole e racconta meglio di qualsiasi altra i volti sugli spalti. Ad aspettare, abbracciare, dire “bravo ce l’hai fatta” al figlio militare. Diventato sottufficiale. La fatica che tutto questo ancora oggi costa, sacrifici e caro.

Tra quella gente sulle gradinate, fianco a fianco agli ufficiali, tante le persone dal sud questa mattina. Napoli, Sicilia, Calabria. Si sono avvicinati ai figli in fila indiana, davanti a loro alcuni soldati che li hanno accompagnati in mezzo agli altri colleghi schierati. Per ciascuno di loro “soldato” è parola assoluta. Sopravvivenza e dignità. Dignità di tutti, possibilità di riscatto per ognuno. L’Esercito ha significato e significa anche questo. Una bellezza popolare che neanche la professionalizzazione di questi ultimi anni e la scomparsa della leva hanno potuto cancellare.

E oggi s’è visto in pieno. Padri e madri che mettevano i gradi ai figli, sicuri, impacciati, colti di sorpresa e più o meno determinati. Tutti però fieri di figli e figlie. Soldati e soldatesse della repubblica. Molti di loro colle lacrime agli occhi, la pioggia battergli sulla divisa, e quel cappello, calzato sulla testa, come quello di un fantino. 

Assieme a loro, tra il pubblico, anche il rettore dell’università della Tuscia Alessandro Ruggieri, il sindaco di Montefiascone Massimo Paolini e la consigliera comunale di Viterbo Laura Allegrini.

Una cerimonia che, oltre alla consegna dei gradi e della croce di bronzo a Di Sarra, ha visto anche la premiazione dei migliori allievi del corso, l’avvicendamento del comandante del reggimento allievi, posto di comando assunto da Margheriti, e il passaggio della stecca, che nell’ottocento serviva per lucidare i bottoni e oggi rappresenta il passaggio di consegne da un corso all’altro e al tempo stesso l’invito a mantenere salda la “lucentezza”, cioè l’esempio da dare agli altri attraverso una vita che sia da insegnamento agli altri. 

“Oggi siete diventati Marescialli – ha detto infine il generale Giovanni Fungo – ma adesso il grado ve lo dovete guadagnare giorno dopo giorno. E dovete essere da esempio giornaliero per tutti i vostri dipendenti. La sicurezza, il benessere e tutti i vostri collaboratori vanno messi sempre davanti al proprio interesse personale. Fatelo, e sarete sempre degli ottimi comandanti”. 

Daniele Camilli


Croce di bronzo al merito dell’Esercito per il colonnello Stefano Di Sarra – Le motivazioni

“Comandante del Centro di Addestramento Multinazionale per le Forze Curde, in un contesto operativo caratterizzato da incertezza istituzionale e da una minaccia estremamente indeterminata, con magistrale perizia ed acuta lungimiranza ha saputo dirigere, coordinare e controllare gli assetti messi a disposizione dalle Nazioni, riuscendo a garantire livelli addestrativi e operativi di assoluto pregio, rivelatisi determinanti ai fini degli esiti dell’Operazione “Eagle Strike”, condotta con successo dalle forze addestrate dal Centro. Brillante figura di Ufficiale Dirigente che ha contribuito con il proprio straordinario operato a dare lustro e prestigio alle Forze Armate Italiane e alla Nazione in un difficile scenario internazionale”.

Fonte – Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 


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5 ottobre, 2018

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