Viterbo – Valori eccessivi di trialometani in tre sorgenti d’acqua della Tuscia.
I trialometani, composti chimici usati come liquidi solventi o refrigeranti, provocano gravi danni all’ambiente e all’uomo. Si sospetta addirittura il cancro al fegato. La loro presenza, quindi, viene costantemente monitorata per non superare le soglie di sicurezza.
Le misurazioni 2017 dell’Arpa Lazio fanno scattare l’allarme per le sorgenti Roncone a Viterbo, Varano a Nepi e Barco a Fabrica di Roma.
Nello specifico, la sorgente del Roncone supera i parametri di ben tre sostanze appartenenti alla macro-categoria dei trialometani: triclorometano (nome scientifico del cloroformio), dibromoclorometano e bromodiclorometano.
Il cloroformio, un tempo utilizzato in medicina come anestetico, non viene più impiegato proprio per i gravi danni che provoca al fegato e ai reni. Le altre sostanze, oltre a contaminare pesantemente l’ambiente (in particolare l’ozono), sono sospettate di causare tumori e alterazioni delle gravidanze.
Stesse problematiche del Roncone per la sorgente di Varano, da cui si rifornisce lo storico acquedotto settecentesco di Nepi. Il pozzo del Barco di Fabrica di Roma, invece, è fuori misura “solo” per quanto riguarda il quantitativo di clorodibrometano; tuttavia, si tratta di una sorgente dalla storia piuttosto travagliata, visto che l’acqua che proviene dal suo bacino è stata al centro anche di casi-arsenico.
Nella provincia di Viterbo altri due corpi idrici sotterranei avevano registrato, negli scorsi anni, valori anomali legati allo stato chimico. Si tratta della sorgente Grignano a Vetralla, con uno sforamento di bromodiclorometano nel 2016, e la fonte di Cenciano a Corchiano, che nel 2015 era oltre i livelli consentiti di nichel. In questi due casi, tuttavia, i parametri sono rientrati nella norma e non hanno più fatto registrare alterazioni.
La rete di monitoraggio delle acque sotterranee 2015-2017 conta 22 stazioni di campionamento nella provincia di Viterbo. Le postazioni sono state scelte dall’Arpa per l’importanza delle sorgenti o perché soggette a variazioni legate a periodi di siccità. A livello regionale, il 17% dei campioni analizzati chimicamente ha prodotto risultati negativi.
Alessandro Castellani
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