Viterbo – Gelate, bombe d’acqua, insetti e funghi: il 2018 per i castagni della Tuscia è un autentico martirio. Per fortuna, però, le altre produzioni resistono.
Le associazioni degli agricoltori viterbesi lamentano tutte una crisi disastrosa della castanicoltura, dovuta a una serie di fattori che hanno quasi annichilito il raccolto.
Coldiretti, Cia e Confagricoltura parlano all’unisono di una situazione ai limiti del collasso. “La produzione di quest’anno è scarsa e scadente – spiega Fabrizio Pini della Cia Viterbo – a causa del freddo eccessivo in primavera e dell’attacco di un fungo che si è formato all’interno delle castagne. Un problema di carattere nazionale, anche se ci sono territori che hanno avuto raccolti migliori di quello della Tuscia”.
“Se le agenzie nazionali riportano dati entusiasmanti – aggiunge Mauro Pacifici di Coldiretti Viterbo – la Tuscia invece piange. Le bombe d’acqua cadute in primavera hanno condizionato la crescita delle castagne all’interno dei ricci, perché le piante sono state travolte da troppa pioggia in troppo poco tempo. In più c’è stato anche il fungo infestante, probabilmente sviluppatosi proprio a causa dalla grande umidità. Il risultato è che nella nostra zona i ricci sono pochi e in molti casi vuoti. Tuttavia, credo che almeno la qualità del raccolto siamo riusciti a salvaguardarla”.
Bilancio ben più incoraggiante per quanto riguarda il vino. Il presidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti, Giuseppe Chiarini, parla di “vendemmia ottima e abbondante, migliore di quella 2017, in cui il clima era stato troppo caldo e secco. Chi ha saputo controllare le malattie, avrà sicuramente un buonissimo prodotto”.
Non è dello stesso avviso Pini, che comunque rimane su valutazioni positive. “Credo che le gelate primaverili e le grandinate estive abbiano fatto danni ai vigneti – è il suo commento – e per questo temo che avremo una produzione peggiore di quella dell’anno scorso. Ad ogni modo, restiamo nei confini di quella che si può definire una buona stagione”.
La raccolta delle olive, cominciata da pochi giorni, sembra dare risultati ambivalenti.
“La qualità dell’olio quest’anno sarà buona in tutta la Tuscia – ribatte Pacifici -, perché la mosca olearia non ha dato grossi problemi, quindi la maturazione dei frutti si è svolta coi tempi giusti e senza dover ricorrere ai trattamenti. Le differenze tra i territori sono sulla quantità. Nella zona del dop di Canino avremo un prodotto eccellente sotto tutti i punti di vista, mentre nel vetrallese le gelate tardive e la neve di marzo hanno colpito pesantemente gli alberi, alcuni dei quali si sono addirittura seccati, e quindi ci sarà una produzione ridotta fino al 50%”.
“Il freddo in primavera – conferma Pini – ha creato problemi a tutte le piante, tranne che alla varietà Canino. Evidentemente, quando è arrivato il gelo, quel tipo di albero era ancora ‘fermo’ e i germogli sono stati risparmiati”.
“Le operazioni di raccolto delle olive sono appena agli inizi, quindi è presto per fare bilanci – precisa Chiarini – tuttavia le previsioni non sono delle migliori, immagino a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli”.
Giudizi positivi per un’altra eccellenza assoluta della Tuscia: le nocciole. Secondo Pini “la produzione in generale è stata buona sia a livello di quantità che di qualità. Forse come qualità nel 2018 siamo i migliori d’Italia, abbiamo un po’ di timori solo sui prezzi”.
“In effetti – aggiunge Pacifici – qualche dubbio sui prezzi c’è, i mercati sono un po’ tesi, ma sono convinto che sapremo dire la nostra a livello internazionale. Come produzione, anche quest’anno abbiamo rispettato gli standard di qualità che caratterizzano la Tuscia”.
Alessandro Castellani
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