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Riceviamo e pubblichiamo – È con estrema attenzione che la scorsa settimana noi del Comitato Rifiuti Zero Viterbo (com.rifiuti0vt@yahoo.it) e Fare Verde Viterbo abbiamo letto i titoli dei quotidiani provinciali che facevano ampio riferimento alla tanto temuta e cataclismatica, quanto in apparenza inarrestabile e inevitabile, emergenza rifiuti, comparando con estrema leggerezza la situazione della Capitale a quella della provincia viterbese, certo in crisi anche perché vincolata da accordi interprovinciali a smaltire i rifiuti della provincia di Rieti.
Questo per garantire a Casale Bussi (struttura importantissima per il recupero dei materiali riciclabili, ma che dovrebbe fornirsi degli impianti di compostaggio per chiudere il ciclo del recupero) un quantitativo sufficiente di materiale rifiuto da lavorare.
Noi del Comitato Rifiuti Zero Viterbo riteniamo che porre il problema rifiuti nei termini di “esplosione emergenza” sia prima di tutto un ottimo sistema per giustificare e nascondere decenni di scelte politiche inadeguate e sbagliate, volte non “a proteggere l’ambiente e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell’uso delle risorse e migliorandone l’efficacia” (articolo 177 Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 “Decreto Ronchi”), e crei soltanto allarmismo nei cittadini che, pur di non ritrovarsi come i nostri compatrioti napoletani, sono pronti ad avallare proposte e iniziative future (quali quelle di un termovalorizzatore, che noi preferiamo chiamare inceneritore) dettate dalla necessità di far fronte all’emergenza rifiuti.
Leggiamo ancora che il problema della Tuscia si chiama Monterazzano. Bella scoperta. È da metà degli anni ’90 che, con l’allora Comitato difesa di Monterazzano, i cittadini avevano fatto notare come la scelta di Monterazzano come discarica di prima categoria (dove cioè conferire rifiuti solidi urbani non recuperabili e non Cdr il combustibile derivato dai rifiuti, traduzione dell’acronimo inglese Rdf-refuse derived fuel-, è un combustibile solido ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani) fosse inadatta, poiché da uno studio di fattibilità di allora, Monterazzano risultò essere al 14esimo posto (su una lista di 18 siti identificati) per impatto ambientale (poiché sopra una delle più importanti falde acquifere del viterbese). Era però tra i primi posti per vicinanza al capoluogo di provincia (maggior produttore di Rsu).
In base a quale criterio fu fatta la scelta? Quando è nato il problema? Già il piano gestione rifiuti provinciale stilato dalla Area srl nel 2008 sottolineava la criticità della situazione Monterazzano-Casale Bussi, stimando l’esaurimento della prima per il 2012 massimo, e riportando dati di raccolta differenziata della provincia pari soltanto al dieci per cento.
Ora il problema attuale è che a Monterazzano si è finito per conferire cdr (nemmeno completamente trattato come tale, nel senso che non si produce un combustibile puro, ma vi finisce più indifferenziato di quanto non dovrebbe) che normalmente andrebbe bruciato, ma nella provincia di Viterbo si è deciso di non costruire un termovalorizzatore (scelta da noi condivisa), e quindi questo cdr lo si interra.
Finora non si è provveduto a creare un sistema alternativo che possa permettere almeno di rispettare gli obiettivi fissati per la raccolta differenziata dalla Comunità europea (art. 205 D. Lgs. n.152/2006). Nello specifico il decreto obbliga i Comuni italiani a raggiungere tra il 2006 e il 2012 almeno il 65 per cento di raccolta differenziata.
Lo stesso decreto prevede che, qualora non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti, deve essere applicata un’addizionale del 20% per ogni tonnellata di rifiuti conferiti in discarica. Costi e aumenti che tutti noi cittadini stiamo già pagando da anni.
Oggi dovremmo pagare ancora di più per permettere di trasportare e bruciare il residuo indifferenziato, che Monterazzano non può più contenere, nei termovalorizzatori fuori provincia. Chiediamo all’assessore provinciale all’ambiente Paolo Equitani che nel caso da noi non auspicato questa dovesse essere la prospettiva finale, a pagare siano soltanto i Comuni che non differenziano al 65%, nel rispetto della legge che afferma che “chi inquina paga”.
Ricordiamo comunque che già nel 1997 l’allora decreto Ronchi forniva un valido criterio di priorità nella gestione dei rifiuti.
1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della seguente gerarchia:
a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
e) smaltimento.
Peccato che negli ultimi quindici anni l’elenco sia stato letto dall’amministrazione pubblica al contrario, dando così priorità al recupero di energia e allo smaltimento piuttosto che alla prevenzione, alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio.
Fortunatamente l’assessore provinciale all’ambiente Equitani promette da oggi un impegno serio all’incentivazione della raccolta differenziata. Noi chiediamo che vengano presi a esempio i comuni virtuosi della provincia che già differenziano al 70-75% e che hanno aderito alla rete rifiuti zero e promettiamo alla popolazione di vigilare sulle scelte future.
Finora si è tentato di aggirare l’ostacolo di come incentivare la raccolta differenziata, diffondendo la notizia che l’energia prodotta da un termovalorizzatore sia pulita e priva di controindicazioni.
Attenzione, i termovalorizzatori non sono innocui sia dal punto di vista economico che della salute. Essi infatti bruciano materia che potrebbe essere ancora recuperata (la frazione organica, sostanze di origine vegetale o animale, può essere utilizzata per la produzione di biogas, riutilizzata come compost fertilizzante, concime naturale che non inquina, o come materia prima per determinati cicli produttivi industriali, come, ad esempio, il bioetanolo; per raggiungere le temperature idonee alla produzione di energia sono indispensabili le plastiche, anch’esse potenzialmente riciclabili).
Inoltre, in base a studi attendibili stranieri e italiani, condotti in patria da Montanari e da sua moglie Gatti, i termovalorizzatori emettono nell’atmosfera micropolveri contenenti nanoparticelle di materia combinata che, una volta inalata attraverso le vie respiratorie, entra nel nostro organismo finendo per arrivare alle cellule e quindi, attraverso la duplicazione cellulare, fino a al dna umano.
Queste nanoparticelle sono oggi la causa di nuovi disturbi e malattie anche tumorali (per meglio approfondire l’argomento rimandiamo agli studi di Montanari rintracciabili su Internet o al film indipendente “Sporchi da morire”), ma di questo nessuno ha voglia di parlare, nessuno ha voglia di approfondire il discorso e ci si accontenta di dire che i termovalorizzatori causano zero problemi.
Noi del comitato rifiuti zero, che si collega alla rete internazionale zero waste, ci poniamo come obiettivo di trasmettere un segnale positivo alla cittadinanza viterbese: non esiste una sola strada per affrontare l’emergenza rifiuti, quella cioè del termovalorizzatore o di un’altra discarica (Monterazzano è durata soltanto 14 anni, quante dovremo farne ancora?), ma c’è una soluzione diversa, più pulita, economica e redditizia per la comunità: la raccolta differenziata porta a porta volta al riciclaggio, al riutilizzo e al riuso dei materiali, con una maggiore attenzione alla produzione dei prodotti e dei loro imballaggi e un coinvolgimento attivo della popolazione.
La rete zero waste porta avanti una convinzione: i rifiuti, se adeguatamente trattati, sono una risorsa che porta ricchezza alla comunità e non costi come la gestione tradizionale; si propone inoltre di sensibilizzare i cittadini e le amministrazioni pubbliche rispetto al tema della raccolta differenziata porta a porta, mettendo in relazione i comuni virtuosi che la effettuano e creando una rete per la gestione dei rifiuti.
Il nostro progetto ambizioso è giungere a zero produzione di rifiuti entro il 2020, ma perché questo accada c’è bisogno di un’amministrazione pubblica come quella che ha incrociato il cammino dei cittadini di comuni come Corchiano, Acquapendente, Oriolo Romano, Soriano, Graffignano… trasformando questi paesi in comuni all’avanguardia per il recupero dei rifiuti, comuni fieri di operare una differenziazione pari al 70% e più.
Tutto ciò è possibile anche grazie a realtà industriali come il centro di riciclaggio di Vedelago che è a oggi in grado di riciclare materiali impensabili fino a qualche anno fa (anche i pannolini dei bambini e gli assorbenti). La tecnologia ci viene incontro, scegliamo quella giusta e i cittadini saranno orgogliosi di partecipare attivamente a progetti che salvaguardino loro stessi e l’ambiente.
Potete scriverci a com.rifiuti0vt@yahoo.it saremo pronti a portare le vostre impressioni, proposte e in caso rimostranze direttamente alle amministrazioni pubbliche interessate.
Comitato Rifiuti Zero Viterbo
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