Viterbo – “Pasternak ha avuto il suo momento di verità attraverso il dottor Zivago. Con questo romanzo ha voluto sfidare il regime”. Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, racconta la vita romanzo di Boris Pasternak. Il 23 novembre alle 21 sarà al teatro Caffeina col suo libro Il senso di colpa del dottor Zivago (La nave di Teseo). Non un’operazione di critica letteraria, ma un’indagine su cosa abbia creato e ispirato l’opera e il “momento di verità” dell’autore.
Perché il senso di colpa?
“Ho voluto indagare – dice Battista – sulle motivazioni anche psicologiche, politiche e culturali che hanno portato alla stesura di uno dei capolavori del ‘900.
Nella vita privata e pubblica di Pasternak, ci sono degli elementi che portano a dire che il dottor Zivago è stata una forma di riscatto e di redenzione per il suo autore, grazie anche alla presenza di Olga Ivinskaja, che sarebbe la sua fidanzata e l’unica in grado di indicargli la strada di un’espiazione letteraria.
Ha voluto riscattare una vita di compromessi e accettazione passiva del regime, mentre i suo amici venivano tutti portati nei gulag oppure perseguitati e addirittura uccisi”.
Lui ha scritto, dopo decenni di rapporti di buon vicinato col regime, lo ha voluto sfidare attraverso questo romanzo”.
E come ci riesce?
“Può pubblicarlo solo all’estero e sa benissimo che questo avrà conseguenze forti sulla sua vita, perché ha di fronte un’atroce dittatura. Dopo tanti anni di compromissioni, però, decide di andare allo scontro diretto. C’è molta documentazione su questo, di lettere epistolari, di memorie autobiografiche e biografiche e di racconti che, da molto, per passione, studio perché dentro questa vicenda c’è tutto: amore, politica, comunismo, letteratura e anche editoria. Cerco di raccontarlo ed esporlo al pubblico come un monologo teatrale e avrò l’onore di farlo anche al teatro a Viterbo”.
Nel libro racconta anche la figura di Giangiacomo Feltrinelli.
“Era un militante comunista e il Partito comunista sovietico impose ai comunisti italiani di intervenire su di lui per impedire la pubblicazione del romanzo. Lui non solo non ha rinunciato, ma ha resistito con un braccio di ferro molto coraggioso. Feltrinelli praticava l’idea della libertà di espressione. Nel libro, chi ne esce come un eroe è appunto Feltrinelli, insieme a Olga, per due volte imprigionata nei gulag di Stalin che perseguitò al posto di Pasternak che era intoccabile. Loro sono i due grandi personaggi positivi di questa storia e di questa vicenda”.
Gli intellettuali erano visti come figure “pericolose”. Oggi è ancora così?
“No, perché all’epoca c’era un orribile regime totalitario in cui chiunque sostenesse un’opinione leggermente difforme finiva i suoi giorni nel gulag o in galera. Totalmente incomparabile alla situazione che viviamo oggi. L’unica analogia che si può fare è che la quasi totalità degli intellettuali italiani che aderirono ed ebbero in qualche modo vantaggi durante il Fascismo, finito quel periodo, non hanno raccontato la verità sulla loro storia e si sono inventati un passato che non hanno vissuto, hanno edulcorato la loro compromissione col regime o l’hanno minimizzata.
Pasternak, invece, ha avuto un momento della verità che questi intellettuali non hanno mai avuto e questo momento della verità, non dell’autoindulgenza, è avvenuto attraverso il dottor Zivago.
I primi hanno avuto rapporti compromissori con la dittatura fascista e che però non hanno raccontato il perché. Pasternak li ha avuti con la dittatura comunista ma ha deciso di uscirne fuori”.
Pasternak è stato più coraggioso o libero?
“Coraggioso, perché libero non lo è stato per tanto tempo, visto che non si può esserlo in un regime totalitario. Per pubblicare un libro – conclude Battista – ha corso rischi molto grossi”.
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