Viterbo – Traffico di marchi di lusso falsi. La Guardia di finanza, nell’operazione Agorà, ha denunciato 36 persone. Undici invece le ordinanza d’arresto, sei in carcere e cinque ai domiciliari, emesse dal gip.
All’alba di mercoledì un centinaio di militari delle fiamme gialle, di Trento e di altre dieci regioni, hanno eseguito arresti e perquisizioni nei confronti dei componenti di un’associazione per delinquere, con ampie ramificazioni sul territorio nazionale, finalizzata al commercio di marchi contraffatti e alla ricettazione, e dedita alla produzione e al commercio di capi d’abbigliamento e accessori con marchi contraffatti.
Le indagini iniziano ad aprile, grazie al monitoraggio della rete internet per il contrasto al commercio online di prodotti falsi. I militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Trento individuano una 51enne sarda che, tramite un profilo aperto sulla piattaforma Marketplace di Facebook, si sarebbe fatta tramite per l’acquisto e la vendita di capi d’abbigliamento e accessori contraffatti in diverse zone del Trentino-Alto Adige. I prodotti sarebbero stati spediti da alcuni magazzini del Napoletano.
Pedinamenti e intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, hanno permesso alle fiamme gialle di ricostruire la filiera del falso e del commercio online illegale di false griffe. C’era chi avrebbe acquistato prodotti contraffatti da varie fabbriche clandestine di Napoli, per poi spedirli via posta ai clienti contattati su internet: il pagamento sarebbe avvenuto tramite postepay. E chi, utilizzando finti nomi e schede telefoniche intestate a terze persone, sarebbe stato in grado di gestire un flusso di capi d’abbigliamento proveniente da Cina, Turchia e Vietnam. Ai prodotti sarebbero poi stati apposti i marchi di alcune delle più note firme, e alcuni degli indagati si sarebbero riforniti di altri capi d’abbigliamento e accessori con marchi contraffatti anche da un altro gruppo criminale comandato da due campani.
I due campani avrebbero gestito un’organizzazione familiare composta da sei persone, che sarebbe stata in grado di produrre e commercializzare borse di ogni tipo e delle più svariate griffe di alta moda. Il gruppo avrebbe operato a Napoli e avrebbe usato appartamenti e locali per la fabbricazione, il deposito e la vendita della merce contraffatta: la produzione sarebbe arrivata a 160 pezzi al giorno.
E ancora. C’era chi gestiva gli ordinativi online descrivendo i prodotti, illustrandone le caratteristiche e contribuendo a creare un mercato illecito più ampio: infatti, non avrebbe venduto solo ai clienti finali, ma anche a chi quei prodotti contraffatti li avrebbe rivenduti a sua volta. Inoltre, avrebbe anche commercializzato Rolex contraffatti: li avrebbe acquistati online a 500 euro, per poi rivenderli a 900 euro circa. Il ricavo illecito? Pari quasi al 100% del costo iniziale.
Ma non è finita qua. Ricevute le spedizioni, avrebbe poi applicato i marchi contraffati sui capi di vestiario e sugli accessori. La Guardia di finanza ha ricostruito il prezzo medio di una borsa falsa: dai 45 ai 65 euro, ma quelle di maggior qualità sarebbero arrivate a costare anche 200 euro. Insomma, secondo le fiamme gialle, il guadagno mensile netto di tali traffici avrebbe fruttato più di 2mila euro al mese.
La rete di acquirenti, sia privati che commercianti al dettaglio, avrebbe coperto l’intero territorio nazionale. E le perquisizioni degli investigatori hanno interessato dieci regioni d’Italia. Tra le province, invece, compare anche quella di Viterbo. Oltre a quella di Trento, Milano, Bergamo, Cremona, Venezia, Vicenza, Trieste, Pordenone, Firenze, Roma, Napoli, Caserta, Taranto, Catanzaro, Cosenza, Vibo Valentia e Siracusa.
In totale le perquisizioni sono state quaranta, e i militari hanno sequestrato circa 10mila tra capi d’abbigliamento (giubbotti, felpe, magliette e maglioni), accessori (scarpe, cinture, borse e borsette) e marchi: Moncler, Armani, Prada, Napapijri, Woolrich, Gucci, Fendi, Burberry, Timberland, Dolce & Gabbana, Versace, Moschino, Adidas, Luis Vuitton, Liu Jo, Puma e Nike. Sono stati sequestrati anche cinque Rolex, finti ma di buona fattura, penne e bracciali contraffatti. La Guardia di finanza ha sequestrato pure migliaia di euro, sia in contanti che su conti bancari e carte ricaricabili. Secondo le fiamme gialle, corrisponderebbero ai “guadagni ottenuti dal gruppo criminale”.
È stato denunciato per ricettazione anche chi ha acquistato la merce contraffatta: una quarantina di persone. Mentre sono state smantellate tre fabbriche clandestine, tutte nel Napoletano, da cui sono stati sequestrati macchinari e attrezzature, rotoli tessili di pellame serigrafato, punzoni metallici, due cliché (Armani e Louis Vuitton), cellulari, computer portatili e carte prepagate su cui sarebbe stato fatto transitare il denaro.
In sei sono finiti in carcere, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione nel territorio dello stato, produzione, commercio e vendita di merci contraffatte. In cinque sono invece ai domiciliari per ricettazione e cessione di marchi contraffatti.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY