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Viterbo - Sulle cause del decesso indaga la Procura

Detenuto trovato morto a Mammagialla

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Il carcere di Mammagialla

– Detenuto 30enne trovato morto a Mammagialla.

Un nordafricano di trent’anni recluso nel penitenziario viterbese Mammagialla è stato trovato senza vita nella sua cella.

Il fatto sarebbe avvenuto nella serata di sabato. La notizia, però, è stata divulgata soltanto oggi.

Sulle cause del decesso, al momento, è giallo. La Procura della Repubblica di Viterbo, che ha aperto un’inchiesta, ha autorizzato l’autopsia sulla salma del 30enne.

Il giovane si sarebbe sentito male nella sua cella la sera di sabato scorso. Il medico, allertato dal compagno di detenzione, è intervenuto immediatamente provando anche la rianimazione, ma tutto è stato vano. E’ morto così, nel carcere di Viterbo, un senegalese di 30 anni, Dioune Sergigme Shoiibou.

Il decesso è stato reso noto dal Garante dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni. L’uomo sarebbe morto per decesso cardio-circolatorio, ma l’ufficialità è legata all’esito dell’autopsia che è stata disposta dal magistrato.

Secondo le informazioni a disposizione dei collaboratori del Garante, il senegalese era stato arrestato il 4 febbraio e condannato a sei mesi di carcere, con fine pena fissato al prossimo 2 agosto. Era arrivato a Viterbo il 27 marzo, proveniente dal carcere di Regina Coeli, dove era recluso nella III sezione.

Prima di essere arrestato l’uomo era stato operato alla testa in un ospedale romano per asportare un ematoma dal cervello che gli causava frequenti crisi epilettiche. Per questi motivi l’uomo era privo di parte della calotta cranica ed era sottoposto a cure continue.

Appena arrivato nel carcere di Viterbo era stato sottoposto ad una Tac ed alcune visite di controllo e la direzione sanitaria del carcere aveva provveduto a prendere contatti con l’ospedale dove era stato operato.

“Quale che sia il responso dell’autopsia, resta il dato di un’ennesima giovane vita finita in un carcere – ha detto il Garante Angiolo Marroni –

Quello che mi chiedo è se una persona in quelle condizioni di salute dovesse stare in un carcere, considerando anche la lieve pena che gli era stata inflitta. Inoltre mi chiedo come mai un uomo così malato non sia stato ricoverato e trattenuto nel Centro Clinico di Regina Coeli, dove avrebbe avuto sicuramente le cure più adeguate alle sua condizione”.


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18 aprile, 2011

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