Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto la nota di Filippi della Cgil la settimana scorsa. Intervengo dopo alcuni giorni che mi sono serviti per ascoltare gli umori e le reazioni degli operatori medici e non medici di Belcolle che coincidono perfettamente con le mie.
Non voglio assolutamente polemizzare anche perché conosco da anni Filippi, sindacalista capace e di lungo corso per aver diretto la camera del lavoro e la Federazione pensionati di Viterbo.
Tuttavia non mi trova d’accordo su alcune argomentazioni e valutazioni forse troppo disinvolte. La sua nota parte col riferimento al prestigioso rapporto Ambrosetti per giudicare la nostra regione non migliorata “nonostante” (l’avverbio è il suo) un piano di rientro cui è sottoposta da anni.
Forse quel piano di rientro che ha impedito, lesinando risorse, personale e sulle spalle di cittadini ed operatori, di raggiungere targets che avrebbero consentito di superare la media nazionale dei vari grafici che compaiono nel rapporto.
Sembra inoltre, per come è scritta la nota, che il rapporto Ambrosetti giudichi la performance della Asl di Viterbo, mentre non entra assolutamente nel merito delle specifiche aziende ma valuta e compara strategie e costi tra le regioni e tra i vari paesi europei.
“Nonostante” quel piano di rientro sono cresciuti i livelli essenziali di assistenza a livello regionale mentre nella nostra Asl iniziano quei percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (Pdta) individuati come obiettivi dal rapporto Ambrosetti. Ritengo ingiusta la riferita assenza di veri cervelli.
A Belcolle sono transitati bravissimi professionisti. Alcuni sono rimasti, altri hanno preferito diverse strutture, altri ancora sono arrivati di recente. Ma questo sta nell’ordine delle cose, succede in ogni Asl. Sono inoltre certo che non solo al pronto soccorso siano in attività professionisti che lavorano con abnegazione e spirito di sacrificio.
Basti pensare che sacrificio è la carenza di personale col turn over quasi bloccato, il precariato cui faticosamente stiamo come Ooss cercando di dare una definitiva soluzione. Nella nostra Asl in un biennio sono andati in quiescenza circa 250 dipendenti: il 9 percento della forza lavoro.
Tornando al caso denunciato la Asl dovrà agire nel caso di negligenza e imperizia, di contro ho la netta convinzione che l’unità operativa di Neurochirurgia sta lavorando seriamente e con capacità professionale. Prova ne è il report delle attività.
Da ultimo accolgo l’appello di Filippi alle forze sindacali, anche se lo ritengo superfluo, perché da anni le Ooss tutte mettono in evidenza gli assetti da modificare, le organizzazioni di lavoro su cui intervenire, le criticità da sanare affinché non accadano casi che poi finiscono sui media, offuscando o addirittura vanificando tutti quei casi risolti con capacità professionale e senso del dovere per una sanità da garantire giustamente a tutti e sempre.
Mario Malerba
Dipartimento socio sanitario Cisl Viterbo
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