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Le botteghe storiche di Viterbo - La boutique del gusto dal 1930, tramandata di generazione in generazione - Custode della tradizione dei pesci di Sant’Andrea - FOTO

Bizzarri, il paradiso dei golosi e della dolcezza

di Valeria Conticiani
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Viterbo - La bottega storica Bizzarri - Fabio e Filippo Purchiaroni

Viterbo – La bottega storica Bizzarri – Fabio e Filippo Purchiaroni

Viterbo - La bottega storica Bizzarri

Viterbo – La bottega storica Bizzarri

Bizzarri - bottega-storica -Viterbo

Bizzarri – bottega-storica -Viterbo

 

Viterbo – Bizzarri. Il paradiso dei golosi, della dolcezza, dei profumi, dei sapori e dei colori.

Ci sono luoghi dove il tempo sembra si sia fermato. Portando con sé atmosfere magiche. Accoglienza ed esperienza. Mantenendo vivi quei sapori intramontabili di una volta e non solo. L’antica bottega dei sapori Bizzarri è un angolo del gusto in Corso d’Italia 31 a Viterbo dal 1930. Un gusto per le cose buone da assaggiare ma anche belle da vedere. E un modo attento ed elegante di esporle al pubblico più variegato. Fatto di vecchie pasticcere, turisti affascinati del made in Italy o giovani golosi. Amanti delle tradizioni legate alle festività, al mondo dei dolci o semplicemente alla passione per le leccornie. 

Passeggiando per il corso di Viterbo non si può non venire catturati dalle vetrine Bizzarri. Che si amino i dolci o meno, la tentazione di avvicinarsi a curiosare tra quelle mensole brillanti è incontenibile. L’esposizione di tanta scintillante e raffinata dolcezza cattura lo sguardo di qualsiasi passante. Dai piccini ai turisti, che rimangono incantati e alla fine non riescono a trattenersi dall’entrare e acquistare qualcosa. Spesso anche prodotti tipici. Perché Bizzarri, oltre tutta l’eccellenza dolciaria italiana, del cioccolato, dei distillati e delle spezie, espone e vende anche le migliori prelibatezze della Tuscia. Dalle nocciole ai tozzetti, alle creme spalmabili, con una varietà di prodotti a chilometro zero, tutti di altissima qualità.

La bottega storica Bizzarri è un’autentica bomboniera rimasta intatta per quasi un secolo. Solo un piccolo restyling di recente ha apportato qualche innovazione per renderla al passo coi tempi. Curando bancone e illuminazione secondo le regole dettate dal moderno “visual”. Per un look che sappia ben conciliare il vecchio con il nuovo. Allineando sapientemente una declinazione un po’ retrò con il gusto contemporaneo. Senza dimenticare la storia di un luogo o mancare di rispetto al suo stile passato. Oltre alla cura di alcuni dettagli infatti, per il resto non c’è stato bisogno di cambiare molto. Perché i proprietari, Fabio Bizzarri, insieme al figlio Filippo che lo affianca nell’attività da circa cinque anni, hanno saputo mantenere stile e clienti storici. Facendo del loro passato un punto di forza e distinzione attuali. Proponendo un’offerta di prodotti di alto livello, spesso di nicchia, difficili da trovare, soprattutto nella grande distribuzione ormai imperante in quasi tutti i centri urbani. E mantenendo un rapporto qualità prezzo che permette loro di continuare a vendere con successo.



Signor Fabio Purchiaroni, quando ha iniziato a lavorare in questa bottega?
“A undici anni ero già qui. A fare il “maschietto”, come si usava dire un tempo, per imparare il mestiere – spiega sorridente il titolare dell’attività-. All’inizio facevo un po’ tutto quello che c’era da fare, anche le pulizie. In verità lavoravo già da almeno cinque anni, come apprendista in un bar. In famiglia era necessario contribuire e dare un sostegno e così ho iniziato a lavorare già all’età di sei anni. Poi nel 1954 venni assunto in questa bottega, di proprietà del Sig. Eusepio Bizzarri e poi gestita dalla figlia adottiva, Serafina, detta Sora Lilla. Al suo fianco ho lavorato per trent’anni. Finché poi, nel 1985, non ho rilevato l’attività. A diciotto anni, dopo sette anni di collaborazione con Bizzarri, presi la patente. E così iniziarono a mandarmi in giro per la provincia a vendere i liquori, distillati e dolciumi. Perché la famiglia Bizzarri, oltre a questo punto vendita, in realtà aveva una fabbrica di liquori e si occupava principalmente di distribuzione all’ingrosso”.

Cosa ha mantenuto e cosa ha cambiato nella bottega da quando è divenuta di sua proprietà?
“In sostanza l’attività è rimasta sempre la stessa. Ma quando l’ho presa in mano io come titolare del negozio ho voluto trasformarne un po’ l’immagine e poi, soprattutto, ampliarne l’offerta – racconta Fabio Purchiaroni – incrementandola con la vendita dei dolciumi e delle spezie. Da che era principalmente un negozio di liquori, l’ho fatto diventare una sorta di drogheria. Qui vendiamo dai canditi, alla cannella, alle scorzette d’arancia, alla liquirizia, ai confetti, alle caramelle, al caffè, ai tè, al cioccolato e poi le creme spalmabili alla nocciola, i tozzetti. Per le feste natalizie facciamo anche cesti con panettoni, torroni e liquori di pregio. Abbiamo un vasto assortimento anche di champagne di ogni livello e prezzo. Insomma tutta una gamma di prodotti che prima non c’erano e che io ho inserito puntando sempre all’alta qualità. Diventando così un’attrattiva non solo per Viterbo ma anche per l’intera provincia. Proponendo eccellenze rare da reperire qui in zona, soprattutto nella grande distribuzione, realtà odierna contro la quale prima non c’era bisogno di difendersi”.

Come è lavorare insieme per un padre e un figlio?
“Eh, non sempre facile. Diversi i batti becco – dice scherzando Filippo, l’unico dei quattro figli maschi del signor Fabio che ha scelto di lavorare a fianco del padre -. Diciamo che tra noi va tutto molto bene. Anche se il salto generazionale a volte genera delle divergenze. Punti di vista che però, partendo dal contrasto, spesso ci hanno permesso di arricchirci a vicenda. Portando in questa attività delle innovazioni e dei cambiamenti necessari e molto utili. La grande esperienza di mio padre per me è stata ed è una grande ricchezza. Ho molto da imparare da lui. Così come le mie idee innovative, al passo coi tempi, sono state riconosciute da mio padre come un vantaggio su cui fare leva per mantenerci competitivi rispetto ad altre attività commerciali e ancora attraenti per i clienti. Ad esempio io ho deciso di stravolgere un po’ le vetrine e le luci. E questo all’inizio non è stato facile. L’ho dovuto convincere – spiega Filippo strizzando l’occhio al padre – ma poi ora devo ammettere che me ne rende merito”.

Dunque la vostra divergenza di punti di vista rappresenta un vostro punto di forza?
“Certamente – afferma con fierezza Fabio Purchiaroni – mio figlio Filippo, oltre ad essere appassionato e affezionato a questa attività e a seguirmi anche ai tempi in cui era preso e impegnato dal completamento dei suoi studi universitari – ha dato un po’ una svolta nell’approccio alle vendite. E’ sempre stato presente. Anche quando nei fine settimana tornava da Roma durante il suo percorso di studi e invece di uscire con gli amici stava qui con me, spontaneamente. Il suo sguardo preparato e giovanile ha risvegliato anche in me, devo dire, dei nuovi punti di vista molto interessanti. Utili e necessari per restare sul mercato attuale. Diciamo che insieme, tra esperienza e passato, innovazione e futuro, possiamo dire di essere una coppia di partner ben assortita!”.

“Poi – interviene Filippo – lo scontro di vedute per differenza generazionale è all’ordine del giorno, naturalmente. Io ho trentacinque anni e sono subentrato da circa cinque, prendendo il posto di un dipendente che ha lavorato qui per quarant’anni. Sono molto riconoscente a mio padre per tutto quello che con la sua decennale esperienza mi ha insegnato e permesso di imparare. E sono fiero di aver scelto di stare qui. Nonostante la mia laurea in ingegneria gestionale. Anzi forse proprio quella mi ha dato una visione d’insieme che mi ha ancora di più convinto a portare avanti l’attività di famiglia dedicando a questo negozio molto di quello che ho imparato studiando. Mettendolo in pratica anche nella gestione di tante aziende che abbiamo qui tra i marchi che esponiamo e abbiamo in vendita. E introducendo per esempio anche articoli di tendenza come tutti i prodotti senza zucchero, che adesso stanno andando moltissimo e sono sempre più richiesti”.

Questo negozio si dice abbia una sua storia anche legata ai facchini e alla macchina di santa Rosa, è così?
“Sì, è vero – ribadisce compiaciuto e orgoglioso Fabio Purchiaroni – siamo storicamente un punto di accoglienza dei facchini durante il percorso della macchina di Santa Rosa. Per me questo è commovente. Quando la macchina fa una delle sue soste proprio qui a fianco, davanti alla chiesa del Suffragio, noi accogliamo i facchini e da sempre è nostra consuetudine rifocillarli, offrendo confetti e bicchieri di acqua e vermut, utili a dare un apporto calorico necessario a chi è sotto sforzo. Avviene tutto molto rapidamente. Il negozio è piccolo e i facchini entrano in fila e si forma come un serpentone, una coda veloce che scorre in fretta. Ormai per noi è come un rito. Entrano al volo, si rifocillano di corsa e escono ordinatamente per poi riprendere il cammino.
Io sono particolarmente legato a questa storia, per diverse ragioni. La prima perché mio padre, Cesare, lavorava alla costruzione della macchina, per l’azienda Papini. Dunque io ero abituato e affezionato nel vederla crescere. Mi ricordo che mio padre durante il percorso della macchina stava su in cima, a controllare che le candeline rimanessero accese, a mantenere vive le fiamme. E, a fine percorso, la notte dormiva pure sotto alla macchina per evitare il furto dei bicchierini di vetro dove erano posizionate le candele. La seconda è legata invece a quando la macchina era custodita a porta romana. Ricordo che c’era un via vai di curiosi e turisti a cui io, da piccolo, distribuivo cartoline con l’immagine di Santa Rosa e della macchina mentre era in costruzione.

Un’altra tradizione locale di cui siete custodi è quella dei pesci di Sant’Andrea?
“Esattamente – spiega pazientemente e divertito Filippo-. Qui a Viterbo e in altri quattro comuni della provincia, Vetralla, Canino e Vallerano, si ama rispettare la tradizione del 30 novembre, giorno in cui si festeggia Sant’Andrea, protettore della pesca. Pertanto, come una sorta di rito della befana, si usa lasciare un piatto sul tavolo della cucina nella notte del 29 novembre. E al mattino seguente, “magicamente”, si trovano i pesci di cioccolato portati dal santo protettore della pesca appunto. E’ una tradizione molto amata dai bambini ma in verità anche dagli adulti. Ci sono persino ragazzi che vengono a comperare i pesci di cioccolato da regalare alle fidanzate. O anche persone che ne acquistano per portarle agli amici viterbesi che ormai vivono in altre regioni, lontano da qui”.

Valeria Conticiani


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28 novembre, 2018

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