Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il prossimo 6 dicembre, l’associazione Tuscia Europa promuoverà un incontro pubblico contro il disegno di legge Pillon (dal nome del deputato leghista primo firmatario) nella libreria dei Salici a Viterbo.
Parteciperanno: l’assessora regionale Alessandra Troncarelli, la consigliera regionale Marta Bonafoni, la giornalista Sara Graziani, l’avvocato Roberto Bruno.
Siamo in presenza di un disegno di legge paternalista e autoritario, che ha la pretesa di disciplinare le vite dei soggetti coinvolti.
Un disegno di legge, il cui vero scopo sembra essere quello di tornare all’indissolubilità del matrimonio, rendendo difficilissimo separarsi e ripristinare con l’intervento autoritario modelli familiari che non si reggono più sull’adesione spontanea delle persone. È un disegno che non dà voce ai soggetti coinvolti: madri, padri, figli.
Non c’è ascolto del minore, di cui tanto si evoca il diritto alla bigenitorialità, ma che in realtà viene trattato come una proprietà in condivisione. Nessuna attenzione è rivolta alla peculiarità delle diverse situazioni.
E’ una proposta contro la libertà di tutte e tutti. Il ddl Interviene con la forza della legge a normare minuziosamente il percorso della separazione e sancisce di fatto la fine della separazione consensuale. Le coppie con figli non potranno più concordare come separarsi.
Viene introdotto l’obbligo di affidarsi a figure private, quali il mediatore familiare e il coordinatore genitoriale: la gestione della separazione viene cioè delegata a soggetti terzi.
E’ una proposta che va contrastata perché riproduce le diseguaglianze e ne crea di nuove: anziché tutelare i membri “deboli” della famiglia, fotografa e consolida le disparità familiari. Con buona pace del coniuge più fragile economicamente, normalmente la donna, e della serenità del minore.
E’ una proposta contro i figli e le figlie. Bambini e bambine, divisi a metà, saranno costretti a vivere due vite, senza la possibilità di chiamare una casa la propria casa, poiché ogni genitore soddisferà i loro bisogni solo nel tempo e nello spazio a lui o lei assegnato.
E’ una proposta che cancella la questione della violenza. Il ddl è così ossessionato dalla bigenitorialità che, imponendo dall’alto la mediazione familiare in tutti i casi, finisce per prevederla anche nei casi in cui la separazione è causata dalla violenza del coniuge.
Con questo provvedimento le donne rimarranno ingabbiate in relazioni a cui vorrebbero porre fine; in nome del contrasto alla cosiddetta “alienazione parentale”, si estende il sospetto su ogni denuncia di violenza contro un marito e si obbligano di fatto i figli a mantenere la relazione con il padre, anche quando il rifiuto di vederlo deriva dall’aver assistito alla sua violenza sulla madre.
E’ una proposta inemendabile, dal segno apertamente reazionario. È un contrattacco, che va rispedito al mittente.
Per questo e’ importante mobilitarsi e partecipare all’incontro del 6 dicembre a Viterbo.
Paola Marchetti
Tuscia Europa
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