Viterbo – “In sei mesi abbiamo chiuso l’Ilva e bloccato la Tap”. Mezz’anno di governo dei 5 Stelle insieme alla Lega meritano un bilancio.
Ci pensa Vittorio Di Battista. Il padre di Alessandro, in un post su Facebook ripercorre i “successi” raggiunti da Luigi Di Maio e i suoi. Ma si capisce che qualcosa non funziona.
A parte l’attacco del post: “È grazie a Dio che abbiamo vinto le elezioni e che siamo al governo”, tutto il resto, più che progetti realizzati, sono i progetti annunciati in campagna elettorale e ancora nel cassetto, al massimo appena abbozzati.
“In soli sei mesi – dice Di Battista – abbiamo rivoltato il paese da così a così”. Usa l’arma dell’ironia, Di Battista senior, per nascondere probabilmente un po’ di delusione per un programma pentastellato che stenta a vedere la sua realizzazione.
E allora, via all’elenco: “Abbiamo chiuso l’Ilva – scrive – bloccato la Tap, iniziato la nazionalizzazione delle autostrade, creata la Banca Etica e tolti i finanziamenti all’editoria”.
Invece, è stato dato seguito al contratto per l’Ilva, la Tap va avanti, le autostrade restano concesse e pure del resto, nulla.
“Mai avrei pensato che con il mio voto, avrei contribuito a raggiungere questi risultati – prosegue Di Battista – ma non sono ancora completamente soddisfatto”.
E qui l’ironia si rovescia. Non le promesse rimaste tali, ma gli impegni del movimento sulla cui realizzazione Vittorio Di Battista forse nutre qualche dubbio. E magari teme che alla fine si farà l’esatto contrario di quanto promesso.
“Mentre per la definitiva privatizzazione dell’acqua sono disposto ad aspettare ancora un poco, mi manca la cancellazione del reddito di cittadinanza, l’aumento delle pensioni d’oro, la prosecuzione del Tav, l’aumento dei contingenti dei nostri militari in ‘missioni di pace’, la richiesta agli yankees di altri F35 e la nomina di personaggi loro, a capo delle strutture di controllo. Allora, solo allora, la pillola andrà giù”.
E già che c’è, ne ha pure per il capo politico e oggi vice premier M5s, Luigi Di Maio “A proposito di nomine, mi sembra di ricordare che il mio voto (che conta meno di niente), l’ho dato al capo politico del movimento ed a nessun altro, neanche al garante del contratto”. Non a Giuseppe Conte.
Ma che importa? Quando c’è l’amore (politico) c’è tutto. Come Carlo Verdone in Bianco, Rosso e Verdone: “Magda, tu mi adori? Vedi che la cosa è reciproca?”.
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