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Sanità - Gli operatori dei Cup provinciali minacciano di bloccare il servizio - Parlano Andrea Carletti e Cristina Roberti

“A costo di restare senza lavoro, questo contratto non lo firmiamo”

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L'ospedale Andosilla di Civita Castellana

L’ospedale Andosilla di Civita Castellana

Viterbo - La Cittadella della salute

Viterbo – La Cittadella della salute

Civita Castellana – (a.c.) – Agitazione del personale dei Cup della Tuscia e di tutto il Lazio.

Gli operatori dei centri di prenotazione e dei centralini Asl hanno incrociato le braccia lo scorso 21 dicembre, per protestare contro l’assegnazione della nuova gara d’appalto che, sostengono, pregiudicherebbe gravemente la loro dignità professionale.

Cristina Roberti e Andrea Carletti, del Cup di Civita Castellana, annunciano agitazioni a oltranza di tutta la categoria e minacciano addirittura di “non firmare il contratto e lasciare la nuova ditta senza personale”.

Da dove nasce la vostra protesta?
“Dalla gara per il rinnovo del servizio Cup del Lazio, gestita da regione e Asl. Una gara aggiudicata a un raggruppamento temporaneo d’imprese capitanato dalla Gpi di Trento, ma fatta senza inserire clausole sociali. In poche parole, ci viene decurtato lo stipendio del 19%: considerando che adesso di media prendiamo 730 euro al mese, la cosa è inaccettabile. E la Asl e la regione non ci stanno accanto. Addirittura la Asl dice di essere spiazzata dal nostro sciopero”.

Perché avete comunicato lo sciopero in ritardo?
“Lo sciopero è stato proclamato l’11 dicembre per il 21, quindi coi 10 giorni di preavviso previsti per legge. Il 13 dicembre l’azienda per cui lavoriamo, la Nta, ha dato comunicazione della protesta alla Asl. Il fatto che dicano di essere sorpresi è incredibile”.

Ci sono dei sindacati che vi sostengono?
“Gli unici al nostro fianco fin dall’inizio sono i Cobas. Al contrario, Cgil, Cisl e Uil avevano addirittura firmato il contratto a nome nostro. Poi, quando hanno visto che eravamo inferociti, Cgil e Cisl hanno fatto marcia indietro e si sono schierate dalla nostra parte”.





Quando diventerebbe operativo il nuovo contratto?
“Stiamo aspettando una pronuncia del Consiglio di stato, a cui ha fatto ricorso la Nta, per il 19 marzo. La ditta uscente sostiene che gli inquadramenti contrattuali del nuovo contratto con la Gpi sono sbagliati. Nel frattempo, andiamo avanti a colpi di proroghe: l’ultima scade l’8 gennaio. A ogni proroga, ci arriva una proposta di contratto, sempre uguale alla precedente. Noi non firmiamo e si ricomincia da capo”.

Dunque, vorreste rimanere con la vecchia azienda?
“La Nta ci ha sempre rispettato e rappresentato degnamente, ma noi abbiamo solo chiesto che, qualunque fosse la nuova società appaltatrice, il nostro trattamento salariale rimanesse uguale. A meno di 700 euro al mese, nessun lavoro è dignitoso. Men che meno il nostro, che comporta mansioni numerose e delicatissime”.

Proprio non ci sono margini di trattativa?
“Ci dicono che costiamo troppo. L’ultimo escamotage che ci hanno proposto per mantenere lo stesso stipendio di prima è stato aumentare il monte ore. Una cosa inaccettabile, perché noi abbiamo firmato un contratto per un part-time: non possiamo fare il doppio del lavoro e ricevere lo stesso compenso. Dopo tutti gli sprechi a cui abbiamo assistito in questi decenni nel mondo della sanità, adesso accusano noi di essere il problema”.

Siete pronti a nuovi scioperi?
“Vediamo cosa succede dopo l’8 gennaio. Siamo 2mila operatori in tutto il Lazio in questa situazione e siamo fermissimi a non firmare il contratto. Se noi non firmiamo, la nuova azienda non può subentrare, perché avrebbe bisogno di personale già formato e preparato per non causare un’interruzione di servizio. Noi, comunque, siamo pronti anche a rischiare di rimanere senza lavoro”.


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26 dicembre, 2018

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