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Cultura - Un vero e proprio “concerto” sinestetico che intende riportare lo spettatore a una suadente “promessa” di Levante

Torna il Presepe vivente nella stupefacente cornice di Civita di Bagnoregio

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Civita di Bagnoregio - Antonello Ricci mossiere narrativo al Presepe vivente

Civita di Bagnoregio – Antonello Ricci mossiere narrativo al Presepe vivente

Civita di Bagnoregio - Antonello Ricci mossiere narrativo al Presepe vivente

Civita di Bagnoregio – Antonello Ricci mossiere narrativo al Presepe vivente

Antonello Ricci e Stefano Bizzarri

Antonello Ricci e Stefano Bizzarri

Stefano Bizzarri e Antonello Ricci

Stefano Bizzarri e Antonello Ricci

Civita di Bagnoregio – Comunità narranti. Per il quarto anno sotto l’attenta regia di Stefano Bizzarri, torna il Presepe vivente nella stupefacente cornice di Civita di Bagnoregio.

Un vero e proprio “concerto” sinestetico che intende riportare lo spettatore a una suadente “promessa” di Levante. Sei le repliche: 26, 29 e 30 dicembre; 1, 5 e 6 gennaio (ore 16-19). Per tutti gli appuntamenti, alle 16,30 il “mossiere” narrativo d’eccezione Antonello Ricci darà l’abbrivio allo spettacolo con un breve racconto sullo spirito del Natale e del presepe.


Comunità narranti. Bagnoregio e la sua stupefacente Civita. Devo confessarlo. Quando l’amico Stefano Bizzarri, presidente della Croce Rossa di Bagnoregio e Lubriano nonché da quattro anni umile demiurgo e infaticabile regista del Presepe vivente di Civita di Bagnoregio, mi ha chiamato al telefono per invitarmi a narrarne la “mossa”, ho subito pensato a un malinteso.

Cerimoniere in costume per l’ingresso in piazza di Maria, Giuseppe e l’asinello per le sei repliche di questa edizione… Io? Ma che c’entro io col Presepe vivente? Ripetevo a me stesso. Che c’entrano con la nobile e popolare tradizione del Presepe vivente le esperienze sul campo di Banda del racconto? Invece mi sbagliavo.

Stefano ci aveva visto lungo. Perché, dopo aver risposto sì, per simpatia e curiosità, non appena ho principiato a guardarmi intorno in cerca di testi, documenti e iconografia, il brusio del mondo, la sua bellezza, subito mi si son fatti incontro, poetici e assordanti.

Non solo la più bella storia mai narrata: quella dell’avvento di Gesù nei versetti dei Vangeli (Pasolini dixit).

Non solo il magnetico fascino rituale di una sospensione del tempo mondano che dà luogo al tempo del miracolo: tempo gravido di avvento e promessa di salvezza. Non solo la memoria dell’intuizione originaria-straordinaria di San Francesco che a Greccio, sull’altipiano di Rieti, sentì di aver “ritrovato” – chissà come, chissà perché – Betlemme, la Palestina, il suo archetipale paesaggio, e volle quindi “inventarvi” il miracolo teatralissimo, sommamente popolare, di un Presepe vivente.

Non solo tutto questo, che già sarebbe un’immensità. Ma proprio Civita. Unica al mondo. La mistica città di San Bonaventura, generale dell’ordine francescano e del poverello di Assisi agiografo ufficiale-definitivo.

Civita sublime arca, ch’eternamente muore e rinasce liricamente sospesa sull’orrido argilloso dei suoi calanchi, fedelmente cantata dall’altro Bonaventura: Tecchi il romanziere, devoto fervido che si ostinava a “credere in quella vecchia ‘ciabatta’ dell’anima”.

Civita, dove il tufo periclitante a galla sui marosi delle argille pleistoceniche barbaglia-risplende in certi mezzogiorni che quasi ti acceca, così da sembrare una Betlemme-più-Betlemme di quella vera. Un set tanto perfetto da sembrare improbabile. Perché, dove altro la trovi una piazza a centro borgo ancora così arcaicamente sterrata – che ci puoi pure piantare una gran tenda beduina – neanche fossi ai confini col deserto?

Dove una altrettanto lunga, sofferta, miracolosa storia di terremoti, di smottamenti e crolli ha saputo dar forma nei secoli a un dedalo urbanistico a tal punto singolare che la maggior parte delle sue vie e dei vicoli, affacciandosi sull’abisso dei calanchi, risulta cieca o si acciambella su sé stessa, riportandoti al punto di partenza, neanche ti fossi addentrato-perso per davvero nel ventre di una casbah o in un suq?

Perché in un vero e proprio “emporio” dei cinque sensi, con indefessa tenacia e dopo anni di lavoro, Stefano Bizzarri ha saputo con rara lungimiranza trasformare Civita di Bagnoregio. Sappi infatti, caro spettatore, che varcando lo scuro tunnel d’ingresso, e lasciandoti alle spalle legionari di scolta, Pilati ed Erodi, Erodiadi e Salomé varie, sarai accolto-travolto da una marea-sinestesia di suoni aromi colori odori: spezie e frutta, tessuti e tappeti, gli immancabili animali da cortile e da gregge.

Sdeng di ferro, sbatacchi di legno, argilla umida che gira e prende forma sul tornio: mille vecchi mestieri. Aroma di pane. Carcerati in gattabuia. In un angolo, di scorcio, addirittura i Re Magi. (Accidenti, sono già arrivati!) Un vero concerto dei sensi che, a folate – nonostante gli inevitabili invadenti inseguimenti dell’hic et nunc consumista – riuscirà a sospendere in te, e nei tuoi cari, che ti saranno vicino, la tirannia del presente, trasportandoti, come su di un tappeto magico, in una fiaba di Levante. Altrove. In un favoloso tempo “altro”.

E io? Io, “mossiere” narrativo costumato con tanto di mantello. Beh… Io… speriamo che me la cavo!

Dal 26 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 saranno sei gli appuntamenti con la Sacra rappresentazione della Natività a Civita di Bagnoregio: 26, 29, 30 dicembre 2018 e 1, 5, 6 gennaio 2019 (orario 16-19). L’antico borgo offre un’ambientazione unica che riproduce un paesaggio assolutamente fuori dal comune e dove il tempo sembra essersi fermato. Passaggio obbligato è un ponte, sospeso nel vuoto e circondato dal panorama mozzafiato della valle dei Calanchi.

Quindi l’accesso all’antico paese, costruito su uno sperono tufaceo, e la sensazione viva di essere tornati indietro nel tempo. Dieci scene diverse che, come in un mosaico, ricostruiscono i giorni della nascita di Gesù. Il suq arabo, il castrum romano, Erode, le residenze nobiliari, la tribù beduina, gli artigiani al lavoro, i magi, i pastori, il lazzaretto e naturalmente la Natività. Un intreccio di colori, emozioni, bellezza.

La più antica tradizione del Natale cristiano si sposa mirabilmente con l’ambientazione unica di Civita. La sera, quando cala il sole e il Presepe vivente ha inizio, il calore dei fuochi si somma all’illuminazione perimetrale dell’abitato che, per l’occasione, indossa il suo vestito più bello, domando un effetto straordinario visibile anche da lontano. Un’irrinunciabile occasione per vivere un evento straordinario e assolutamente unico nel suo genere.

L’organizzazione è curata dal comitato di Croce Rossa Italiana di Bagnoregio e Lubriano, con il patrocinio del Comune di Bagnoregio. Tutte le informazioni sulla pagina Facebook Presepe vivente Civita di Bagnoregio. Info: cl.bagnoregio@cri.it oppure 333.5734724.

Antonello Ricci


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26 dicembre, 2018

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