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Bagnoregio - Presepe vivente, prossimi appuntamenti: 29 e 30 dicembre e primo gennaio

È proprio qui, a Civita, la vera Betlemme…

di Antonello Ricci
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Bagnoregio - Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio – Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio - Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio – Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio - Il presepe vivente di Civita - Antonello Ricci

Bagnoregio – Il presepe vivente di Civita – Antonello Ricci

Bagnoregio - Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio – Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio - Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio – Il presepe vivente di Civita

Bagnoregio – Ebbene ti confiderò, amico viaggiatore. Ti ritroverai in un paesaggio senza pari. Che sol sé stesso somiglia. Il biancore ventoso dei calanchi, un mare d’argilla intonacato di luce sublime, come una corsa di dune nel deserto. E lassù – lassù-lassù – lo sperone di tufo, aspro e indorato, con in groppa asserragliato l’antico abitato: Civita di Bagnoregio, al culmine del suo ponte senza fine, che pare arrancare a dorso di mulo sul vuoto dei “caoni”.

Casbah fragile-inattaccabile, cosmica-fiabesca, isolata-munita da secoli di smottamenti erosioni crolli. Un vero libro a cielo aperto, la cui stratigrafia narra una stupefacente storia di distruzione naturale. Ti sfido a non pensare alla mistica Terra Santa! È proprio qui a Civita infatti, ancora per qualche giorno, la vera Betlemme. Il posto di guardia romano alla porta di città. Poi imbocchi il buio-tunnel, precipiti nello spazio-tempo, come il Bianconiglio di Alice nelle profondità della sua tana: veli tende tessuti tappeti, qui la magia si fa vera, sei nel suq arabo ai giorni del Natale di Gesù.

Prima piazzetta a destra: accampamento romano con tenda e braciere. Se sei fortunato potrai scambiare due chiacchiere con l’amabile Realinus. È censor latino nella Palestina di duemila anni fa, ma nella vita di tutti i giorni è il “piccolo poeta” che sa ancora ascoltare il raro dialetto dei “caoni”. Pochi metri più in là invece, prova a sbirciare nella taverna di casa Medori (stimato prof. bagnorese “passionista” e valido cultore della storia locale). Vi ammirerai il tableau vivant di una scena già immortalata in migliaia di tele: Erode con al fianco Erodiade e Salomè. Il sospettoso re interpretato da un altro vecchio collega, il simpaticissimo prof. Bellacima. Carramba che sorpresa, che piacere ritrovarlo qui! Tutt’intorno al vecchio lavatoio, un’esplosione di luce, mille colori profumi aromi: spezie verdura frutta, ancora e sempre suq.

Le vie – facci abitudine, viaggiatore, alcune strade qui sono mozze, pendenti sull’orrido dei calanchi; altre invece si acciambellano su sé stesse, per ricondurti proprio laddove eri partito: la forma urbanistica stessa, qui a Civita, invoca dedali e Medio Oriente! – le vie convergono ora su San Donato, la piazza della cattedrale. Piazza sterrata, come non ne ritrovi davvero più in nessun luogo. Qui siede, maestosa e suadente, come nel cuore di un’oasi, la tenda dell’accampamento beduino. La cinge una corda. Anche oggi, al principio dell’imbrunire, nello spazio da essa delimitato – il pubblico assiepato tutt’intorno – entrerà in scena il narratore (il sottoscritto). Per raccontare il sogno di Benino, il pastorello raffigurato per tradizione addormentato.

L’intera città-Presepe è il suo sogno. Veramente, per la Prima, nel giorno di Santo Stefano, Benino era incarnato da una ragazza, la giovane e brava Maila. Ha promesso che domenica tornerà, ma oggi è sabato e Maila non può proprio lasciare il posto lavoro (fa la parrucchiera). Al mio fianco entrerà in scena quindi qualcun altro. Sono impicci certo, ma anche in questo poetico avvicendarsi tra dedita passione, umile sacrificio e urgenze quotidiane, può misurarsi il vero valore di una tradizione. Il bene prezioso di questa Bagnoregio comunità narrante.

A un certo punto del mio racconto poi, appena fuori dal recinto, caravaggescamente affiorando dal buio della corte vescovile, sfilerà nella folla un somarello. Lo guidano Giuseppe e Maria, appena giunti in città. Il Presepe di Civita, ovviamente, non finisce qui. Oltre la cattedrale, la via dei vecchi mestieri, un paesaggio fatto di gesti di mani che sanno, di sonorità nostalgiche: clangori di metalli, grida di pescivendoli, cigolio di legni, un uomo intreccia cesti, una donna assorta nel cucito. Nel vano di una cantina, se non sarai troppo distratto, scorgerai i Re Magi. (Già in città? Meraviglie e anacronismi del Presepe!) Altrove il lazzaretto.

C’è anche un carcere ipogeo. Ma tu seguili, viaggiatore, segui la Sacra Famiglia mentre cerca albergo. Non lo troverà. Giuseppe e Maria, anche stavolta, sapranno contentarsi di un pittoresco rudere stalla-grotta sperduto nella penombra di un vicolo, là dietro, poco oltre la casa di San Bonaventura. La mangiatoia c’è. Questo l’importante. Perché presepe vuol dir semplicemente mangiatoia. La culla più umile, il giaciglio più nudo e più vero per la venuta al mondo del figliolo del re più potente. Il Bambino Gesù. Il Primo che volle farsi Ultimo.

Quest’anno il Presepe vivente di Civita di Bagnoregio compie un quarto di secolo. 25 anni fa la prima edizione, voluta dal compianto, appassionato, infaticabile Alberto Macchioni. Felicissima coincidenza ha voluto che quest’anno i panni della Sacra Famiglia fossero indossati proprio dalla nipote di Alberto, Valentina, da suo marito Stefano e dalla loro figlioletta, la deliziosa Gloria. La tradizione continua. Bagnoregio comunità narrante.

Comunità narranti. Presepe vivente a Civita di Bagnoregio. Prossimi appuntamenti: sabato 29 dicembre, domenica 30 e martedì primo gennaio (ore 16.30-19). Si parte in piazza San Donato alle 16.30 per la “mossa” narrativa condotta da Antonello Ricci. Sotto l’attenta regia di Stefano Bizzarri, il Presepe vivente di Civita è organizzato dalla Croce Rossa di Bagnoregio e Lubriano per conto del Comune di Bagnoregio. I proventi sono ogni anno devoluti a scopo sociale.

Antonello Ricci


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29 dicembre, 2018

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