Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nel mondo il brand Made in Italy da sempre è sinonimo di qualità, artigianalità, bellezza, bontà, unicità e creatività.
L’Italia, a differenza di tante altre nazioni, ha fatto della sua tradizione un marchio di fabbrica che risulta essere tra i più richiesti e ricercati in tutto il pianeta.
Questo è stato possibile grazie alle innumerevoli piccole medie imprese che continuano a perseguire il sogno di un prodotto che faccia innamorare il cliente, dandogli quella sicurezza dell’“unico fatto a mano con attenzione”, una melodia interpretata da quasi tutti i settori merceologici del Belpaese.
Che si parli di alimentare, di meccanica di artigianato o di moda, il risultato non cambia nel pensiero globale: “Italians do it better”, riprendendo la frase pronunciata anni fa durante una pop star americana. Tutto questo è fantastico ma per competere a livello internazionale ancora non basta.
La globalizzazione e l’uso smisurato di internet hanno, infatti, cambiato l’identità stessa del cliente comune. Ora si vuole qualcosa a basso costo ed in breve tempo, la pazienza sembra essere diventata una virtù per pochi e anche le modalità per attrarre nuovi clienti sono irrimediabilmente cambiate.
La commercializzazione fatta dal piccolo o medio negozio trova innumerevoli difficoltà nel sopravvivere, schiacciato dai grandi marchi con i loro megastore e dall’avanzata senza freni del digitale. Per far fronte a questa crescente richiesta di cyber acquisto, sempre di più le Pmi italiane si affidano a canali come piattaforme commerciali digitali per cercare di vendere i loro prodotti.
Questa rivoluzione, che profuma quasi di dittatura, è stata prima combattuta da una gran parte di aziende più o meno grandi, fino a quando si è capito che fare la guerra non conveniva a nessuno e che un’alleanza concordata poteva essere un punto di svolta in un mondo che ormai era irreversibilmente cambiato.
È così che molte attività imprenditoriali Made in Italy hanno deciso di sbarcare su piattaforme che contano centinaia di milioni di consumatori. Utenti, quest’ultimi, che hanno fatto lievitare il giro d’affari delle piattaforme.
Solo nell’anno appena trascorso sono stati esportati più di 400 milioni di euro di prodotti Made in Italy da parte di circa 12mila imprese italiane che già utilizzano anche la logistica di giganti del web per velocizzare gli ordini.
A questo ritmo, se la crescita continuerà in questi termini, entro il 2020 si potrà superare il miliardo di esportazioni di beni italiani.
Le stesse piattaforme di e-commerce hanno fiutato l’affare, tanto che dal 2010 hanno investito oltre 1,6 miliardi di euro creando una rete nel nostro Paese. Un matrimonio quello tra le piattaforme on line e la piccola media impresa italiana che è destinato a crescere in doppia cifra nei prossimi anni, anche perché questa vetrina on line è diventata un alleato indispensabile per riuscire a toccare ogni angolo del pianeta con un semplice click.
Va però considerata la resistenza dell’imprenditoria di qualità del Belpaese che comunque non abbandona il commercio al dettaglio, strumento indispensabile a servizio del turista in visita alle nostre città d’arte, portando avanti i dettami di tradizione e artigianalità di ogni prodotto.
Visti i buoni propositi, non possiamo che augurarci che il nostro tricolore possa sventolare ancora a lungo in tutti i mercati internazionali e l’avanzamento tecnologico non diventi un freno per quello che di natura sarà sempre buono, artigianale, bello, caratteristico, unico e creativo.
Stefano Signori
Presidente di Confartigianato imprese di Viterbo
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