![]() Fabio Rampelli |
Riceviamo e pubblichiamo – Penso che sia stato un errore rinviare ancora i congressi delle province laziali a data da destinarsi, così come è stato un errore farlo nei mesi precedenti.
Per i congressi del Pdl cè una sola criticità che può rappresentare un’eccezione ed è legata unicamente a quello romano, sia perché inevitabilmente connesso allapertura della campagna elettorale del sindaco Alemanno e sia perché l’attuale fase convulsa che sta attraversando il Pdl può e deve trovare una definitiva conclusione proprio in una solenne celebrazione dell’assemblea degli iscritti della capitale.
E lì che militanti, elettori e osservatori pretenderanno parole chiare dal segretario Alfano, è lì che una classe dirigente degna di questo nome avrà il dovere di calare le sue nuove proposte, politiche, organizzative, ma anche culturali, raccogliendo i contributi provenienti da tutto il territorio e da tutti i congressi svolti.
E’ un’inutile pena ostinarsi a tenere insieme il congresso di Roma, che al massimo può tirarsi dietro quello della sua provincia, con quelli di Viterbo, Frosinone, Latina, Rieti cui invece si sarebbe dovuto riconoscere autonomia assoluta, insieme al riconoscimento di aver spesso saputo interpretare al meglio il loro mandato nelle scadenze amministrative cui il Pdl è stato chiamato. A ogni provincia occorreva solo dare un termine entro il quale svolgere i congressi e lasciare che si autodeterminasse in piena libertà.
E’ evidente che il consumarsi del tempo abbia fatto scaturire polemiche e contrasti locali che si sarebbero potuti evitare, mentre l’attesa e l’incertezza li hanno incancreniti, rendendo difficile la ricomposizione.
Mi auguro che il coordinamento regionale del Pdl intenda irrompere sulla scena fissando fin dora la data dei congressi delle province del Lazio, senza indugiare oltre, che voglia svolgere subito dopo unazione di ascolto e costruire una sintesi tra le varie anime mantenendo sempre un profilo di terzietà.
Mi auguro infine che i due coordinatori partecipino insieme allassemblea degli autoconvocati di Viterbo, per ascoltare dalla loro viva voce analisi e proposte, valutandone la reale rappresentatività. Sicuro che nelle intenzioni degli autoconvocati non ci fosse la volontà di fare una specie di congresso clandestino, ma solo quella, assolutamente legittima, di incontrarsi per chiedere la cessazione dell’incertezza e un nuovo inizio di protagonismo politico, ritengo sopra le righe e scarsamente credibili le minacce di sanzioni apparse impropriamente sulla stampa in questi giorni.
Facile infatti ricordare che in questi anni un grande e libero partito come il nostro è stato capace perfino di non assumere provvedimenti sanzionatori verso coloro che si sono candidati contro il Pdl pur facendo parte del Pdl o sono andati a fare comizi contro il Pdl, pur ricoprendo per il Pdl ruoli di grande prestigio.
Neanche una normalissima lettera di richiamo, un buffetto, unaffettuosa tiratina d’orecchie. Dunque, non scherziamo. Che i nostri militanti, di qualunque area geografica e sensibilità culturale si muovano, organizzino qualunque attività, discutano, propongano, sconfiggano questa calma piatta di chi forse si è solo arreso all’idea di tirare a campare.
Gli elettori del Pdl non vogliono tirare a campare, pretendono che i nostri valori siamo trasformati in progetti da coloro che hanno un ruolo e un quid di autorevolezza. Detestano vedersi superati da Beppe Grillo o incalzati da partiti minori. 10-100-1000 manifestazioni di autoconvocati e la classe dirigente vada a mostrare il petto.
Fabio Rampelli
Deputato del Popolo della Libertà
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