Viterbo – Una ragazza – nuda su uno sgabello – con il mano microfono che dà libero sfogo a un interrotto flusso di coscienza. Parole che si trasformano in immagini dal potente carico emotivo.
“La Merda” di Cristian Ceresoli, lo spettacolo culto del teatro italiano, con successo di pubblico e critica in tutto il mondo e sette anni di sold out ovunque, arriva a a Viterbo. Sabato 3o marzo alle 21 sul palco del Teatro Caffeina Silvia Gallerano.
“E’ un lavoro – dice Gallerano – che portiamo in giro da tanti anni e che continua a essere attuale. E’ scenicamente molto semplice, trattandosi del flusso di coscienza di una giovane donna (nuda sul palco e seduta su uno sgabello), che vuole farcela in questo mondo dell’immagine, nello specifico in quello dello spettacolo, ma non soltanto.
Vuole che il suo passaggio nel mondo venga ricordato e per farlo, è pronta a tutto.
E’ un flusso di coscienza nel senso che ascoltiamo i suoi pensieri, senza filtri. La sentiamo esporre quello che c’è dentro di sé, dalle cose che ci fanno più tenerezza e ci coinvolgono emotivamente, perché mostrano la sua fragilità, a quelle più feroci. Non c’è un filtro ed è come se vedessimo nella sua testa, ascoltando i suoi pensieri, anche quelli che normalmente teniamo per noi.
Si crea un’identificazione, perché abbiamo di fronte a noi un essere umano e sentiamo dire delle cose che, nella vita quotidiana, ci girano intorno e sono nell’aria, ma c’è anche una distanza”.
Gallerano spiega che “il titolo è un atto poetico, infatti la “Merda” è scritto con la maiuscola. Rendiamo poetico qualcosa, una parola, che è nella vita di tutti i giorni e il lavoro è un paesaggio di quello che c’è intorno a noi. E’ una parola che usiamo in continuazione e che, in questo modo, assume un valore estetico e viene messa su un piedistallo anche se è quella che conosciamo, che ci circonda e che c’è anche dentro di noi.
L’intento non è assolutamente provocatorio, nemmeno quello del titolo e, infatti, la parola viene nobilitata dalla maiuscola”.
La partitura è sempre la stessa, così come “il testo – continua l’attrice -, ma essendo molto frontale, a seconda di chi ho di fronte cambia l’esperienza, anche per me. Ed è questo il motivo per cui sono riuscita a fare 500 repliche, perché ogni sera entro in scena e, per quanto sappia quello che dirò, non so quello che succederà e quello che farò. Delle parti diventano più drammatiche, altre restano tragiche, si ride e così via…
Anche la nudità passa in secondo piano, e, nel momento in cui io inizio a parlare, scompare del tutto e a parlare sono le immagini. E’ uno stato emotivo e di empatia che si crea ed è sempre lì a ricordarti che se anche la giovane ragazza dice delle cose terribili è pur sempre un essere umano. Esattamente come chi la sta guardando”.
Sono sette anni che lo spettacolo è portato in giro per il mondo ed è osannato dalla critica internazionale “Credo che il testo sia bellissimo, uno spaccato della società contemporanea fatto in maniera delicata e puntuale, senza voler dare una risposta e senza un intento moralistico o provocatorio. Un’opera d’arte di fronte a cui ti poni e che non puoi far altro che guardare per vedere cosa provoca in te.
Mi ci sono messa a servizio. Entrambi, sia io nell’interpretazione che Cristian Ceresoli nella scrittura, ci doniamo. E’ un regalo e la percezione di chi viene ad assistere è che si tratta di ‘qualcosa’ e non di un mestiere o di uno spettacolo come un altro. Per noi è un lavoro che ha un grandissimo valore ed ecco perché ci abbiamo messo molto a fare quello successivo, circa sette anni, perché, per ognuno, aspettiamo che cresca, maturi e che diventi veramente necessario”.
Paola Pierdomenico
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