Viterbo – (g.f.) – “Con questo tipo di vincolo si bloccano economia e sviluppo e si riducono posti di lavoro”. Dichiarazione di notevole interesse pubblico su 1600 ettari da parte della Sovrintendenza: imprese, sindacati e associazioni di categoria lanciano l’allarme in terza commissione in comune.
Si blocca tutto, è il forte timore. Ma di fatto, oggi il blocco c’è già. Prima dell’entrata in vigore, in un’area che va dal Riello alle Masse sono già scattate le norme di salvaguardia.
“Dal 28 gennaio – spiega il presidente della commissione Fabrizio Purchiaroni – le norme di salvaguardia sono scattate e per qualsiasi intervento va chiesto il parere della sovrintendenza.
Dal 28 aprile al 28 maggio possono essere presentate le osservazioni, ma si tratta di una procedura che ha tempi amministrativi lunghi. Nel frattempo il vincolo resta”.
Sarebbe meglio seguire altre strade. “Dobbiamo capire se l’iter seguito sia impugnabile”.
Opporsi a un provvedimento che secondo Purchiaroni ha scavalcato gli enti interessati. A partire dal comune, non consultato o avvertito, ma non solo.
“La regione contesta il fatto che non si possa imporre un vincolo – osserva Purchiaroni – e poi chiedere il parere. Il parere è preventivo”.
Alla Sovrintendenza lo hanno fatto notare. “La regione – spiega Paolo Bianchini, capogruppo FdI – ha inviato una nota in cui fa presente il vizio di forma nella pubblicazione, precisando quali siano le motivazioni sulle competenze della regione per quanto riguarda la normativa”.
Intanto il vincolo resta e le preoccupazioni pure. “Viterbo in questo modo è bloccata – osserva Fabio Belli (Ance) – nella zona ovest, che è l’unica di sviluppo, in un’estensione enorme”. Timori condivisi da Andrea Belli, presidente Ance: “Non siamo contro i vincoli”. Così strutturato, però, è troppo.
“Se ne sta parlando da tempo – prosegue Belli – bisogna agire. L’edilizia soffre di una crisi profonda, solo a Viterbo sono stati persi duemila posti di lavoro”.
Mentre secondo Giuseppe Crea (Federlazio): “Provoca danni, anche al rilancio del termalismo, non solo al comparto dell’edilizia”.
Per spiegare l’impatto, Lorenzo Grani, consigliere Federlazio, ricorre a un paragone: “È come gettare su un tavolo un secchio di vernice. Va ovunque, senza ragionare prima e senza considerare le caratteristiche dei vari siti. Non tutte le zone sono uguali, alcune sono da tutelare, altre meno”.
Confagricoltura annuncia l’intenzione di presentare osservazioni, mentre per Coldiretti il rischio è che l’economia ne risenta in modo negativo. Preoccupazioni da fugare.
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