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Cronaca - Il sindaco di Sutri nel drammatico censimento dell'associazione Avviso pubblico

Amministratori minacciati, Vittorio Sgarbi sotto tiro

di Raffaele Strocchia
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Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Sutri - Roberto Corzani, funzionario del parco archeologico

Sutri – Roberto Corzani, funzionario del parco archeologico

Sutri - La lettera minatoria indirizzata a Roberto Corzani

Sutri – La lettera minatoria indirizzata a Roberto Corzani

Amministratori sotto tiro - In rosso le province con casi di minacce e intimidazioni nel 2018

Amministratori sotto tiro – In rosso le province con casi di minacce e intimidazioni nel 2018 – Clicca sulla foto per ingrandire

Sutri – Amministratori sotto tiro, anche la Tuscia tra le province rosse di Avviso pubblico.

Dal 2010 la rete di enti locali che promuove la cultura della legalità e della cittadinanza attiva, censisce le minacce e le intimidazioni mafiose e criminali nei confronti di sindaci, assessori, consiglieri comunali, amministratori regionali e dipendenti della pubblica amministrazione. L’ultimo rapporto, che si riferisce al 2018, è stato presentato venerdì.

“Le intimidazioni registrate nella provincia di Viterbo sono tre”, emerge dalla relazione. E tutte nel comune di Sutri, dall’11 giugno guidato dal sindaco Vittorio Sgarbi. E, stando all’infinita cronologia delle minacce e delle intimidazioni in appendice, a finire nel mirino sarebbe stato proprio il primo cittadino insieme al funzionario del parco archeologico di Sutri, Roberto Corzani.

“A ottobre – ricostruisce il rapporto – un funzionario del parco archeologico di Sutri, Roberto Corzani, ha ricevuto una lettera di minacce“. Una lettera anonima. Densa di insulti, diffamazioni e insinuazioni sessuali pesanti. Offese scomposte. “Ingiurie assurde e di basso livello”, le ha definite Corzani. Il testo, seppur confuso e sgrammatico, era feroce e culminava in promesse di morte rivolte al funzionario, nonché dipendente della regione Lazio. “Chi ha scritto la lettera sa tante cose sul mio conto, sa tutto della mia vita – ha raccontato Corzani a Tusciaweb -. Ma a mio avviso ha un taglio prettamente politico, anche se io con la politica non ho più nulla a che fare. Credo sia servita per attaccare Sgarbi e i suoi collaboratori”.

Avviso pubblico ricorda anche quando, il 13 novembre, il sindaco Vittorio Sgarbi è stato raggiunto da “una telefonata di minacce e insulti per le decisioni dell’amministrazione riguardo la circolazione nel centro storico”. “Una telefonata lunga e piuttosto violenta – l’ha descritta il primo cittadino a Tusciaweb -. L’anonimo me ne ha dette di ogni, anche di volermi sparare”.

Infine, il 4 dicembre, quando “il sindaco Vittorio Sgarbi denuncia di aver ricevuto una nuova lettera minatoria“. “È la 14esima – sottolinea il primo cittadino -, tutte indirizzate alla sede comunale, a miei collaboratori diretti e addirittura sul telefono del capo dello staff. Sono sconcertato”.

Con tre intimidazioni censite, la provincia di Viterbo è terza a livello regionale. Dopo Roma e Latina (10), e prima di Frosinone (2) e Rieti (1). Nel Lazio le minacce registrate nel 2018 sono state 36, in aumento del 50% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno è particolarmente intenso nella Capitale. Con ben 20 atti perpetrati, è la terza provincia più bersagliata d’Italia, alle spalle di Napoli (47) e Palermo (25).

A livello nazionale Avviso pubblico ha registrato 574 intimidazioni nei confronti degli amministratori locali. Uno ogni 15 ore. Un fenomeno che, ad eccezione della Vale d’Aosta, ha coinvolto tutte le regioni, 84 province (tra cui quella di Viterbo) e 309 comuni (tra cui quello di Sutri). La Campania, con 93 casi, si conferma la regione con il maggior numero di minacce. Seguono Sicilia (87), Puglia (59) e Calabria (56). Conferma il quinto posto la Sardegna, con 52 casi. Al sesto posto la prima regione del centro-nord: la Toscana, che con 40 casi ha più che raddoppiato il numero di atti intimidatori registrati nel 2017. Poi la Lombardia (39), il Lazio (36), l’Abruzzo (23) e l’Emilia-Romagna (20).

L’incendio resta la tipologia di minaccia più utilizzata, seppur in netto calo rispetto all’anno precedente. Aumentano invece le aggressioni, le intimidazioni verbali, quelle sui social e le scritte offensive. Diminuiscono anche le lettere e i messaggi minatori. Le tipologie di minacce sono sempre più multiformi, dunque, e il 2018 restituisce un’evidente distinzione tra nord e sud. Al sud e nelle isole si intimidisce in maniera più evidente, senza preoccupazioni di destare allarme sociale. Una maniera più spettacolare, con incendi e aggressioni. Al centro-nord, al contrario, si cerca di non attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Ed ecco minacce verbali, lettere e telefonate minatorie. Ma il fine è sempre lo stesso: intimidire e condizionare l’operato della vittima.

Avviso pubblico ha registrato che non tutte le minacce ad amministratori locali e dipendenti della pubblica amministrazione hanno una matrice criminale. I casi in cui non sono le mafie o altre organizzazioni a colpire ma singoli cittadini o gruppi di essi sono in aumento. Oltre un terzo delle intimidazioni non criminali trae origine dal malcontento suscitato da una decisione amministrativa sgradita. Il 22,5% da un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o di un posto di lavoro. Il 17%, invece, si riferisce a casi di violenza politica. Il 15% è infine collegato al tema dell’immigrazione e all’accoglienza dei rifugiati.

Raffaele Strocchia


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8 aprile, 2019

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