Vejano – Riceviamo e pubblichiamo – Spesso si critica e si punta il dito contro il servizio pubblico, quello che ci viene offerto dal nostro paese dove, purtroppo, troppe cose non funzionano. Spesso, però, si dimentica anche di esaltare qualcosa di pubblico che funziona, che funziona bene e che, a volte, raggiunge quasi la perfezione.
Mi riferisco a quelle persone che, solitamente, lavorano in silenzio e rimangono nell’ombra, nonostante il compito delicatissimo e importantissimo che svolgono quotidianamente. Mi riferisco, in questo caso, agli operatori delle forze dell’ordine. Persone come tutti che talvolta rischiano la vita (come è successo proprio durante questi giorni in provincia di Foggia), o più spesso semplicemente alzano il telefono per avvisare la loro famiglia che faranno tardi al lavoro per aiutare un’altra famiglia, come la mia.
E, durante questi giorni, è questo che ho percepito, dovendo ricorrere all’aiuto dei carabinieri. Verrebbe da dire, fanno solo il loro lavoro. Credo che sia doveroso ringraziare chi merita gratitudine. È con queste parole che vorrei ringraziare di cuore tutto il personale della stazione carabinieri di Vejano. Dal comandante Esposito, e fino all’ultimo dei militari di quel reparto. Sicuramente per l’ottimo lavoro svolto, ma ancora di più per la professionalità, l’umanità e lo spirito che hanno saputo dimostrarmi, nei drammatici momenti che mi hanno visto costretta rivolgermi a loro, per dei gravissimi fatti in cui ero rimasta coinvolta.
Il mio incubo è iniziato diversi mesi fa allorquando sono stata presa di mira da uno ‘stalker’, che ha generato in me forti paure, oltre che tanti timori. Paure che, inizialmente, mi avevano messo nella condizione di non voler denunciare colui che, con i suoi atteggiamenti e con le sue condotte intimidatorie, mi aveva reso, oramai, la vita impossibile. Poi, dopo l’ennesimo atto di violenza subito (mi è stata incendiata una vettura), ho trovato il coraggio di affrontare il problema, e ho chiesto conforto, oltre che aiuto, ai carabinieri. Ed è lì, in caserma da loro, che ho trovato il coraggio di raccontare tutto.
Mi sono sentita incoraggiata, protetta. Mi sono sentita al sicuro. Ho avuto la sensazione che potevo fidarmi dello stato, e che solo lo stato poteva aiutarmi contro chi voleva farmi del male, anzi contro chi me ne aveva già fatto tanto di male. Mi è passata la paura, mi è stato dato il giusto supporto per capire che non ero da sola, e ho presentato una denuncia, alla stazione dei carabinieri di Vejano.
Durante il corso delle loro indagini è stato quasi quotidiano il contatto con tutti i militari di quel reparto. Venivo aggiornata su tutte le novità di rilievo che potevano servirmi, ovviamente, a stare tranquilla, e a non temere di nulla, perché di nulla e di nessuno dovevo temere. Le paure, e le angosce, che avevo prima di rivolgermi alle forze dell’ordine, erano tante, come capita in questi casi. Come tanti erano i timori di non poter essere aiutata da nessuno, timori che erano molto forti. Ero terrorizzata al solo pensiero di quello che sarebbe potuto capitarmi, per la vicenda che, via via che degenerava, diventava sempre più terrorizzante.
In questa triste vicenda io e mio marito abbiamo incontrato quelli che abbiamo chiamato “i nostri fedelissimi amici”, che ci hanno preso per mano e non ci hanno mollato un istante. Dal momento in cui abbiamo sporto la denuncia, fino alla felice conclusione della vicenda avvenuta ieri, quando abbiamo saputo dell’arresto dello ‘stalker’, di colui che era stato capace di fare tanto male a me, oltre che tanto male alla mia famiglia, alle mie sorelle, ai miei amici.
Ancora grazie di cuore, a tutti coloro che ci hanno aiutato. Al procuratore di Viterbo, agli uomini dell’Arma che ci hanno sostenuto e sopportato per questo brutto periodo in cui sono stata vittima di una drammatica esperienza di vita. Grazie a questi giudici, grazie a questi carabinieri. Grazie a tutti gli uomini, e a tutte le donne al servizio dello stato, e dei cittadini. Grazie a chi mi ha dimostrato che, spesso, un grande cuore batte sotto una toga, o sotto a una uniforme.
L.B.
– Lei va in trasferta negli Usa e lui le incendia la macchina
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