Tuscania – Avrebbe sparato con la carabina agli odiati gatti di una colonia felina di Tuscania, provocando la morte tra atroci sofferenze di una bestiola, una femmina, raggiunta da un pallino alla vescica.
L’uomo, finito sotto processo, è stato condannato nei giorni scorsi a quattro mesi di reclusione in primo grado dal giudice Giovanni Pintimalli.
L’accusa aveva chiesto una condanna a otto mesi. L’imputato ha potuto beneficiare della sospensione della pena.
La bestiola è morta dopo quattro giorni di agonia. Parte civile, difesa dall’avvocato Ilaria Di Punzio, sostituita all’ultima udienza da Marco Valerio Mazzatosta, la “Bastet associazione felina viterbese”, cui l’imputato dovrà rifondere le spese.
L’associazione, adesso, potrà ricorrere in sede civile per il risarcimento dei danni.
“Dal finestrino è spuntata una carabina e ha sparato ai gatti”, ha spiegato durante il processo uno dei testimoni dell’accusa.
“Ho visto l’imputato che faceva avanti e indietro insistentemente con la macchina, come per cercare qualcosa – ha detto l’uomo, testimone oculare della sparatoria contro i mici della colonia – a un certo punto ha accostato, mentre io guardavo per capire cosa volesse fare. All’improvviso ho visto spuntare dal finestrino la canna di una carabina e ha cominciato a sparare ai gatti, che si sono sparpagliati per lo spavento”.
“Sono tornati tutti tranne una gatta, che è ricomparsa solo dopo quattro giorni, quando è tornata agonizzante. Allora l’abbiamo portata da un veterinario, scoprendo solo in quel momento, facendo una radiografia, perché da fuori non si vedeva niente, che aveva un pallino di carabina conficcato nella vescica. Una lesione ormai troppo profonda per intervenire chirurgicamente, dopo tanti giorni, e che l’ha condotta a una morte atroce”, ha concluso l’uomo.
Il proiettile, conficcato nell’organo interno della gatta, sarebbe stato individuato da un veterinario solo qualche giorno dopo la sparatoria, addebitata a un uomo del posto, rinviato a giudizio in base alla normativa che tutela gli animali vittime della ferocia gratuita degli umani.
La micia, colpita dalla pallottola che sarebbe stata sparata dalla carabina, sulle prime avrebbe continuato a comportarsi in maniera apparentemente normale, come fanno spesso i gatti che, a differenza dei cani, dimostrano meno il dolore.
Solo successivamente avrebbe dato segni di malessere, insospettendo il veterinario che nel frattempo era stato interpellato, al quale è bastata una radiografia per scoprire che aveva un pallino conficcato nella vescica. A quel punto, però, sarebbe stato troppo tardi per intervenire chirurgicamente, a causa delle gravissime lesioni provocate all’organo interno, ormai irrecuperabile.
Silvana Cortignani
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