Viterbo – Chiude il Trento. A fine aprile. È il cinema della Quercia. L’ultimo cinema storico della città. Viterbo, adesso, è questi completamente al buio. Restano, il Lux fuori Porta fiorentina, e il multisala, ma a Vitorchiano. Nel giro di vent’anni nella città dei papi hanno chiuso i battenti quattro importanti sale cinematografiche cittadine. Il Genio, l’Azzurro, il Metropolitan, il Trieste. E adesso anche il Trento. Due cinema, Trento e Trieste, che prendevano il nome dalle vie vicine, che a loro volta si richiamavano all’irredentismo italiano di due secoli fa.
“Chiudiamo perché è scaduto il contratto – ha detto l’amministratore della Trento srl, Alberto Patassini – e le persone che vengono al cinema sono sempre meno”.
Viterbo – Il cinema Trento
Il contratto aveva una durata di dodici anni. “Ci sono anche dei lavori da fare – aggiunge Patassini -. Questa potrebbe essere l’ultima settimana di programmazione. Se non ci sono sviluppi, entro fine mese chiudiamo”.
Questa settimana al Trento c’è l’ultimo film dell’attrice Paola Cortellesi, “Cosa ti dice il cervello”.
Viterbo – Viale Trieste
Viterbo rischia così di perdere l’ultimo cinema storico della città. All’interno delle mura, dopo la chiusura del Genio qualche anno fa, non c’è più niente. A salvare il centro storico soltanto i teatri Caffeina e dell’Unione. Aperto e riaperto solo di recente. Dopo anni di nulla che però peseranno come secoli sulle spalle della vita culturale e mondana di Viterbo. Difficile riscontrare un caso simile, nessun cinema in città, in qualsiasi altro capoluogo italiano. In una città che vanta i tassi di disoccupazione generale e giovanile tra i più alti d’Italia e ben al di sopra delle medie nazionali. Con flussi migratori tra i più importanti della regione e un distacco dei cittadini dalla vita politica e istituzionale diventato sempre più consistente.
Viterbo – Il cinema Trento
“Il Trento è un cinema parrocchiale storico – spiega Silvio Cappelli, cultore di storia locale -. Probabilmente l’ultimo cinema parrocchiale”. Leonardo Cappelli, figlio di Silvio, in passato è stato tra i gestori del cinema. “Il Trento era anche un cinema territoriale – prosegue Cappelli – diventato poi un punto di riferimento anche per i viterbesi. Per i film di rassegna e d’autore, che mancavano in città. Attorno al duemila venne anche ristrutturato e 171 sedie in legno sono state donate al monastero di Santa Rosa. Con la chiusura del Trento viene infine a mancare uno strumento di diffusione della cultura. E il rischio è quello di mettere un punto definitivo. Come per il Genio”.
Daniele Camilli
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