Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Invio queste mie osservazioni in risposta all’articolo di Aldo Quadrani in merito alla plateale contestazione ricevuta dal presidente provinciale dell’Anpi di Viterbo, Enrico Mezzetti, che è stato accusato (o meglio, gli è stato gridato) di fare campagna elettorale invece che celebrare il 25 aprile.
Ho l’onore di fare parte dell’Anpi viterbese da alcuni anni in qualità di antifascista (parola che pronuncio con orgoglio), e sottolineo il carattere fondamentale della associazione, nata in origine per raccogliere gli ex partigiani (anche se Fenoglio ci ricorda giustamente: una volta che sei partigiano lo sei per sempre), ormai quasi tutti morti, che hanno passato il testimone dei valori fondanti la Costituzione alle generazioni successive (come la mia, quella che ha vissuta l’Italia delle stragi e del caso Moro).
Ricordo a chi parla di scippo del 25 aprile compiuto dai “partigiani rossi” che la Resistenza fu attuata da tutte le forze antifasciste, laiche e cattoliche (Giuseppe Dossetti, partigiano, fu talmente cattolico da entrare in monastero negli ultimi anni della sua vita…), e che l’Anpi, naturale custode dei princìpi che sono alla base della Resistenza e della Costituzione che da essa scaturisce, non fa alcuna distinzione di colore politico, ma persegue le scopo di mantenere vivi i fondamenti stessi della nostra democrazia, uno per tutti: il pluralismo; per questo ha il compito di rinnovare giorno dopo giorno, 25 aprile compreso, i contenuti di una memoria collettiva, pubblica.
Ritengo pertanto inopportune, quando non addirittura inesatte, le osservazioni formulate riguardo ad una presunta monopolizzazione di una delle ricorrenze capitali della nostra repubblica.
Riccardo Infantino
Anpi di Viterbo
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