Viterbo – “Odiavo i tedeschi, ma ancora di più odiavo la guerra”. Il Fatto Quotidiano dedica un articolo a Nello Marignoli, l’ultimo partigiano viterbese morto all’età di 91 anni, il 24 novembre 2014.
Telegrafista, ascoltò l’annuncio dell’armistizio e divenne partigiano nei Balcani. Aveva 19 anni. “La sua Resistenza – riporta il Fatto – inizia sulla nave sequestrata dai nazisti a Valona dopo il comunicato di Badoglio.
Finì prigioniero nei campi in Bosnia e poi combattente per l’esercito di liberazione jugoslavo”. Nella vita era gommista, si ritrova nei campi di lavoro in Bosnia. A venti gradi sotto zero, dove in molti non ce la fanno e muoiono. Un inferno dal quale riesce a fuggire.
“Sui monti incontra gli alpini – riporta il Fatto – i superstiti della divisione Taurinense poi riorganizzati nella Brigata Garibaldi che combattevano in Montenegro. Imbraccia le armi anche lui, come tanti soldati italiani, a fianco dei partigiani jugoslavi.
Vede e racconta gli orrori delle SS Italia, i volontari italiani inquadrati nella Waffen tedesca, e quelli compiuti dalla Decima Mas: gli stupri, i saccheggi, i villaggi dati alle fiamme”.
La sua storia è raccontata in uno spettacolo teatrale, Drug Gojcko, interpretato da Pietro Benedetti e in un libro, “Io sono l’ultimo, lettere dei partigiani italiani”. Compreso il ritorno a casa, ma la sua casa non c’era più. Bombardata come tutto il quartiere dalle bombe alleate.
La vita che lentamente riprende, tornando al suo lavoro di gommista, non trascurando l’impegno nell’Anpi di Viterbo.
Nel 2011 affida i suoi ricordi a Pietro Benedetti, che ne ricava lo spettacolo teatrale. “Io i tedeschi li odiavo, ma di meno – spiega Benedetti rivelando una frase che Marignoli gli ripeteva spesso – io odiavo la guerra”.
Mentre sentiva d’avere un debito di riconoscenza verso le partigiane, compagne d’armi. “Diceva sempre che erano vivi grazie a loro – ricorda ancora Benedetti – perché dopo aver sparato e marciato come gli uomini, preparavano da mangiare e lavavano i vestiti con l’acqua bollente, per evitare le malattie”.
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