Torino – “Ogni viaggio finisce sempre con un ritorno a casa”.
Il racconto di Leonardo Bonucci non può che partire dal rientro alla Juventus dopo la stagione di passaggio al Milan. Una scelta di cuore dopo un addio che nessuna delle due parti aveva ancora digerito, prima del secondo matrimonio celebrato in estate.
La quinta puntata di ‘A raccontare comincia tu’ di Raffaella Carrà è dedicata al bianconero, che mercoledì ha spento 32 candeline e sta per concludere un anno calcistico che lo ha visto conquistare il suo ottavo scudetto personale (sette con la Juve e uno con l’Inter).
Mamma Dorita, papà Claudio, il fratello Riccardo, don Alfredo Cento e gli amici di sempre fanno da sfondo all’intervista in onda su Rai3 che spazia dal calcio alla vita privata, passando per le origini viterbesi del numero 19 della Vecchia Signora.
Leonardo Bonucci e Raffaella Carrà s’incontrano allo Juventus training center della Continassa, dove la conduttrice in tenuta bianconera aspetta la fine dell’allenamento della squadra di Massimilano Allegri prima di tornare a casa assieme al difensore.
In macchina i primi passaggi dell’intervista, con gli immancabili riferimenti a Viterbo e alla serata del 3 settembre.
“Con Viterbo ho un bellissimo rapporto – racconta Bonucci – e mi dispiace non poter tornare più spesso per via dei tanti impegni. La Macchina di Santa Rosa? Se uno non la vede non ci crede. E’ una torre di 30 metri portata dai Facchini tra le vie del centro. E’ tutta illuminata e pesa tantissimo, infatti i Facchini vanno a tratti e il pericolo principale è quando la alzano e la abbassano. E’ una cosa bellissima. Io facchino? Non ho mai avuto il fisico per portarla (ride, ndr). Mio zio si, l’ha portata per tanti anni e lo fa tuttora. Ultimamente a inizio settembre ho sempre le partite con la Nazionale e diventa difficile assistere di persona al trasporto ma prima o poi ci porterò anche i bambini”.
Tre, questi ultimi, per l’esattezza: Lorenzo, Matteo e Matilda. Venuti al mondo da Martina Maccari che il calciatore ha conosciuto proprio nella Tuscia e sposato nel 2011.
“Ci siamo incontrati nel periodo in cui studiavo a Viterbo – ricorda l’ex modella dopo il rientro a casa del marito -. All’inizio non ci siamo piaciuti ma c’è qualcosa che ci ha spinto a continuare la relazione. Sono andata con lui a Bari per un anno e ne è valsa la pena. Come si comporta quando la Juve perde? Cerca di lasciare il problema fuori da casa e sta migliorando, ci riesce sempre di più“.
Subito dopo l’attenzione si sposta sul piccolo Matteo, operato d’urgenza quando aveva solo due anni e che ha fatto crollare il mondo addosso alla famiglia Bonucci.
“A quel punto non sei più padrone della situazione che vivi – spiega il calciatore –. A quel punto sei soltanto nelle mani della persona che si sta occupando di tuo figlio. Io sono convinto che la storia nostra sia già scritta e mi ricordo che in un momento di solitudine ho preso un pupazzetto di Matteo e tra me e me ho sussurrato: ‘se hai deciso così fai quello che devi fare, l’importante è che la cosa sia meno dolorosa possibile’. Per fortuna è andato tutto bene“.
Infine il capitolo pallone. Tra CR7, il passaggio al Milan e la celebre esultanza che genera tuttora una serie di dibattiti sul significato.
“Ho la fortuna e il piacere di allenarmi con Cristiano tutti i giorni – conclude il calciatore – e mi rendo conto che è un giocatore difficile da capire perché è capace di tutto. In questo momento è il migliore al mondo. Messi si sente responsabile mentre Cristiano lavora molto per la squadra. E’ umile e disponibile. L’anno al Milan? E’ stato difficile ma mi ha insegnato tanto. La mia esultanza? Non è un’offesa ma un gioco con il mio gruppo di amici di Viterbo dove c’è lo juventino, il laziale, il romanista e via dicendo. Nella nostra zona si usa il modo di dire ‘sciacquati la bocca’ e quando esulto lo faccio in quella maniera ma senza polemica”.
Samuele Sansonetti
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