Viterbo – (sil.co.) – Al centro di un presunto traffico di droga una rimessa di legno del Pilastro.
Traffico di droga, stupefacente consumato dai giovani del quartiere in una baracca nel giardino condominiale, amici d’infanzia che si trovano al bar senza neanche bisogno di dirselo e poi vanno a stordirsi insieme.
Tutto vero, tranne lo spaccio, secondo i tre testimoni sentiti ieri al processo in cui sono imputati due dei tre presunti pusher finiti nei guai nella primavera di quattro anni fa, quando furono intercettate conversazioni che, secondo gli inquirenti, non lasciavano spazio a dubbi.
Ma i testimoni – un 41enne, un 34enne e un 32enne, tutti amici di vecchia data degli imputati – hanno negato perfino l’evidenza delle sommarie informazioni rilasciate nell’immediatezza dei fatti, nonostante uno di loro, il più esposto, sia stato avvisato dal giudice Silvia Mattei che, avendo rilasciato “dichiarazioni completamente difformi”, rischiava di finire sotto processo per falsa testimonianza o per calunnia.
“Ho detto che mi aveva ceduto l’eroina perché un poliziotto mi ha minacciato dicendomi ‘ti levo il bambino’, in realtà stavamo parlando dei soldi per il battesimo di mio figlio”, ha detto. Per l’accusa stavano concordando la cessione di una dose di eroina al prezzo di 20 euro. “Se vuole pensarci meglio, sono passati diversi anni, può ancora rivedere la sua versione”, gli ha detto prima di congedarlo. Ma lui si è limitato a un laconico “no”.
Un altro testimone ha detto di avere solo consumato stupefacente assieme all’imputato. “Ci si incontrava al bar, non c’era bisogno di mettersi d’accordo. All’epoca ero un assuntore, adesso sono in cura al Sert”, ha dichiarato.
Il terzo ha invece parlato della casetta di legno nel giardino condominiale di un palazzo del Pilastro. “Era una baracca di legno usata come rimessa, rimasta vuota per due-tre anni dopo la morte del nonno, che avevamo ereditato io, mia sorella e due cugini. Qualche volta andavamo lì a consumare droghe coi miei amici. Ma era un luogo accessibile a chiunque, uno spazio aperto dove potevano entrare tutti”, ha spiegato.
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al 27 novembre per la discussione e la sentenza.
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