Viterbo – (s.s.) – Vittorio Storaro non ama la definizione direttore della fotografia. Lo ha ribadito in più occasioni e l’ha fatto anche stamani all’università della Tuscia, dove ha ricevuto la laurea honoris causa in filologia moderna.
Quasi 79 anni portati in maniera splendida, il tre volte premio oscar per la fotografia è stato il protagonista della lectio magistralis “Scrivere con la luce – i colori – gli elementi – le muse – i visionari” e ha ripercorso molti dei tratti della sua vita personale e artistica nell’aula Magna dell’ateneo viterbese.
“In passato miei colleghi americani chiamarono la nostra figura ‘director of photography’ pensando di dargli più autorità – ha raccontato Storaro – ma si sbagliavano, perché si misero in competizione col regista. Il cinema è un’arte complessa è c’è bisogno di ruoli: senza uno scritto del regista non può esiste un cinematografo. Ecco perché difendo la vera parola e definizione del mio lavoro. L’Unitus ha captato questo mio desiderio e ricevere una laurea per questo è la ciliegina sulla torta della mia vita“.
Una vita sul set quella del cinematografo romano. Iniziata negli anni Sessanta e che prosegue tutt’oggi. Tre, in particolare, le perle di una lunga carriera che lo ha visto salire per tre volte alla ribalta del premio Oscar: Apocalypse now, Reds e L’ultimo imperatore.
“E pensare che Apocalypse now nemmeno lo volevo fare – ha proseguito Storaro –. Francis Coppola mi cercò dopo essersi innamorato del Conformista ma gli dissi: ‘Cosa c’entro io con la guerra?’. Lui mi rispose che il suo voleva essere un film sul senso delle civilizzazioni. Mi diede un libro da leggere e tempo per pensarci. Ho capito che nel film c’era un senso e ho deciso di accettare“.
Storie e aneddoti che si rincorrono, come le varie produzioni con Bernardo Bertolucci e Carlos Saura, definito “Un regista che nasce come fotografo e che dà una grandissima importanza alla musica”.
Dopo lectio magistralis la consegna del riconoscimento da parte del rettore Alessandro Ruggieri, del direttore del dipartimento di scienze umanistiche, della comunicazione e del turismo Giovanni Fiorentino e del docente del Disucom Raffaele Caldarelli.
“E’ veramente un’emozione” ha commentato Vittorio Storaro durante la cerimonia.
Samuele Sansonetti
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