Viterbo – Peppino Impastato. Quarantuno anni fa. Era il 9 maggio 1978 quando quel che restava del suo corpo veniva ritrovato sbriciolato dal tritolo sulle rotaie della linea ferroviaria che passa dalle parti di Cinisi, in Sicilia, comune di Palermo, dove viveva e aveva condotto le sue principali battaglie. Contro la mafia, lui figlio di mafiosi, pienamente inserito in quel grande movimento che tra il 1968 e la fine degli anni ’70 cambiò per sempre il volto del paese. Venne ucciso su ordine del boss mafioso Tano Badalamenti. Quest’ultimo condannato per l’omicidio solo vent’anni dopo. Prima si disse che Peppino stava compiendo un attentato. Poi che si sarebbe suicidato con tre chili di esplosivo. Infine la verità. Assassinato dalla mafia.
Ieri pomeriggio la commemorazione, a Viterbo. Al parco, che a seguito di una iniziativa nazionale di Tusciaweb e su proposta di Christian Scorsi, ex consigliere comunale della maggioranza di centrosinistra guidata dall’allora sindaco Leonardo Michelini, è dedicato a Peppino Impastato. A lui e “a tutte le vittime della mafia”, come recita la targa messa proprio all’ingresso dello spazio verde qualche anno fa. Di fronte l’istituto tecnico tecnologico, lungo la via, che si affaccia davanti al parco, una scuola elementare, la Alessandro Volta. Poco oltre il Pilastro, storico quartiere popolare di Viterbo, con i suoi splendidi giardini che caratterizzano uno degli ultimi esempi di edilizia residenziale pensati sul serio al servizio delle persone, degli ultimi. Quelli per cui Impastato lottava.
“Peppino è stato ucciso a trent’anni, il momento più bello nella vita di una persona – ha detto Maria Immordino, presidente dell’associazione Solidarietà cittadina che ogni anno ricorda la figura di Impastato -. Un leader con un grande carisma, che sicuramente oggi avrebbe continuato a dare il suo fondamentale contributo per migliorare la vita del nostro paese”.
Al parco, ieri pomeriggio, assieme a Immordino, c’erano anche il sindaco Giovanni Arena e la consigliera comunale Chiara Frontini. Tra le persone presenti, ragazzi e ragazze della Rete degli studenti medi, l’ex sindaco Leonardo Michelini e gli ex consiglieri comunali Christian Scorsi e Giulia Arcangeli. Con loro anche due carabinieri in uniforme.
“Peppino era una persona che non poteva chinare la testa e accettare i soprusi – ha proseguito Immordillo – sapendo perfettamente quello cui andava incontro. Non era un eroe, ma era un uomo. E le sue idee continuano ancora a camminare sulle nostre gambe. La forza per difendere la democrazia la prendiamo dal suo esempio. Ecco perché la morte di Peppino riguarda tutti quanti noi”.
Peppino Impastato venne ucciso il 9 maggio 1978. Lo stesso giorno veniva ritrovato il corpo del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro. Nel bagagliaio di una Renault 4 rossa. In via Caetani a Roma. Ucciso dalle Brigate Rosse. Nel pieno di quella che il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino definì né più Nè meno come una vera e propria “guerra civile strisciante”, con migliaia di attentati, migliaia di scontri armati e centinaia di morti. Da quel momento, da quelli che sono stati definiti “anni di piombo”, l’Italia non è stata più la stessa.
“Peppino Impastato – ha sottolineato Arena – è stato un errore vero. Un uomo che ha saputo rompere tutti gli schemi”.
Alla fine della commemorazione, un mazzo di fiori è stato lasciato all’ingresso del parco. A lasciarlo, tra la targa che ricorda Peppino e il cartellone affisso sull’albero alle spalle che annunciava invece l’evento di ieri, Lucia Ferrante della Rete degli studenti medi. “Peppino – ha poi detto la ragazza – è un punto di riferimento per noi giovani, perché ha lottato per i nostri diritti. Ma commemorarlo non basta. Dobbiamo tornare a parlare di mafia anche nelle scuole. E dire apertamente quanto faccia schifo”.
Come faceva Peppino quando, dai microfoni di Radio Aut, che la “mafia era una montagna di merda”.
Daniele Camilli
Fotogallery: La commemorazione di Peppino Impastato
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