Corchiano – (sil.co.) – Ultraottantenne ai domiciliari per maltrattamenti in famiglia.
Già colpito da divieto di avvicinamento, a gennaio l’uomo è stato arrestato perché continuava a tormentare la moglie di 84 anni che lo ha denunciato per la prima volta l’estate scorsa dopo che le aveva messo le mani addosso. Si sono chiusi così 45 anni di matrimonio.
Per l’anziano il processo si è aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei con la testimonianza della vittima, che ha ripercorso gli ultimi due anni di calvario. I fatti a Corchiano.
La coppia, che ha avuto una sola figlia, si è sposata nel 1973. Fino a due anni fa, solo una volta il marito, quando la ragazza era appena adolescente, avrebbe dato uno schiaffo alla moglie. Dal 2009 i coniugi hanno smesso di dormire insieme. Dal 2013 la situazione sarebbe precipitata, fino a diventare insostenibile dal 2017, a causa di un’escalation di aggressività da parte dell’anziano nei confronti della moglie. L’estate scorsa avrebbe cominciato a picchiarla e lei non ce l’ha fatta più.
“Mio marito si è ammalato, ha una patologia per cui dovrebbe curarsi, ma non vuole prendere le medicine, le buttava nel secchio della carta in cantina”, ha spiegato al giudice l’anziana, che non si è costituita parte civile.
“Lo scorso Natale, siccome l’ho svegliato per dirgli di mangiare la minestra sennò si sarebbe raffreddata, ha tirato via tutta la tovaglia, spaccato piatti e bicchieri, buttato per terra il pesce e le verdure”, ha proseguito.
“Ti ammazzo, comando io, la casa è mia, te ne devi andare via”, sarebbero state le minacce all’ordine del giorno del “marito-padrone”, come lo ha definito la donna.
“Non mi dava un soldo, la casa andava avanti con i 500 euro della mia pensioncina, lui avrebbe dovuto pagare le bollette, ma ho scoperto che non lo faceva”, ha aggiunto.
A gennaio è stato arrestato perché ha tentato di buttare giù la porta di casa della moglie per entrare. Un vicino lo ha convinto ad andare in piazza, mentre i carabinieri soccorrevano la poveretta.
E’ finito ai domiciliari al piano di sotto, dove l’84enne ha continuato ad accudirlo. “Gli preparo pranzo e cena, glieli lascio sulla porta senza vederlo, lui vorrebbe anche la colazione, ma io non ce la faccio ad alzarmi presto come vorrebbe lui”, ha detto, spiegando di parlarci ancora, ma solo per telefono.
“L’importante è che non torni a vivere con me, che non stiamo io e lui da soli, se esce e si divaga gli fa bene”, ha detto al giudice che le chiedeva cosa ne pensasse della richiesta del difensore Valerio Panichelli di revocare i domiciliari e ripristinare il solo divieto di avvicinamento, poi accordata, perché l’imputato, incontenibile, si è fatto arrestare per evasione solo per andare a prendere il caffè al bar lungo la via.
Il problema sarebbero le precarie condizioni di salute dell’anziano, per il quale sarà forse disposta una perizia psichiatrica. “Mia figlia non si interessa, non ha proposto mai di ricoverarlo da qualche parte, quando le dicevo di non farcela più a sopportarle le sue sfuriate per delle fesserie, mi rispondeva che dovevo sopportarlo, che era sempre stato così”, ha spiegato l’84enne.
La figlia sarà sentita come testimone all’udienza del prossimo 7 giugno.
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