Viterbo – “Fiat Lux! E luce fu”. Accesa da un cardinale a quelli che non la pagano nell’immobile abusivamente occupato di via Santa Croce a Roma, sede del papa dei cattolici per i quali Luce, dal vangelo in poi, fa rima con Verità e Via.
Quindi, non semplice clic da off a on ma molto di più. Sia della infrazione delle leggi e dei diritti del proprietario, sia dell’occasione perduta di far “rimettere i debiti” dall’Acea, pagando e così “dando a Cesare quel che è di Cesare” o fare la quarta opera di misericordia corporale: “alloggiare i pellegrini”. Di là dal Tevere, però.
Il segretario di Stato vaticano Parolin ha chiesto uno sforzo per “capirne il senso” che per lui sta nell’ “attirare l’attenzione su un problema reale” il disagio abitativo.
Tutto secondo la migliore tradizione della Chiesa la quale, sapendo di essere depositaria dell’unica Verità, cerca ogni Via per portarla a più gente possibile.
Oggi, infatti, e ancor più domani, l’occidente cui si appoggia da secoli sarà minoranza: un miliardo di sostanziali benestanti a fronte di sette miliardi di persone pronte a conquistarsi il benessere comunque, dall’Africa all’America latina, all’India, alla Cina, all’oriente in generale.
Bianchi o neri che siano, essi hanno un denominatore comune con chi anche qui da noi opulenti sta male, senza lavoro o senza casa.
La Chiesa perciò lì guarda. L’ha sempre fatto conquistando così nuove messi fresche di fedeli e nuovo potere da quando convinse i barbari e si sostituì al decadente impero romano d’Occidente, fino alla “conversione della Russia” e ora della Cina. Conversione nel senso di trovare una qualche Via comune per portare la Luce della sua Verità.
La mano del cardinale Krajevski sull’interruttore Acea illumina dunque il futuro prossimo che per la Chiesa è l’eterno “sempre” della sua Verità/potere, come la mano di papa Leone Magno su Attila, flagello di Dio o quella dell’altro Leone che, incoronando Carlo imperatore, ottenne in cambio il battesimo di massa dei Franchì.
Fino agli atteggiamenti pur talora contraddittori degli ultimi papi verso il fascismo e il comunismo, comunque battuti. Tutto in linea con quanto Giovanni XXIII diceva bonario ma deciso: “Il mondo cammina, bisogna prenderlo per il suo verso e non lasciarsi sorpassare”.
Francesco, papa umile con le folle e – dicono – gesuiticamente rigido con i collaboratori, sta nella tradizione. Guarda avanti e altrove. Perché l’Occidente ormai si fa piccolo, anziano, di futuro incerto e con regole già così infrante. Anche da quelli come gli occupanti abusivi di case o come l’elemosiniere del papa.
Il quale però rimane un principe. Della Chiesa, quella che solo in Italia possederebbe 115 mila immobili (chiese e conventi compresi) e il cui fondatore, il Figlio dell’uomo “ non aveva una pietra su cui poggiare il capo”.
Renzo Trappolini
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