Viterbo – Energia elettrica, gas, acqua, prodotti alimentari, trasporti e servizi postali.
Sono alcune delle 29 voci di spesa per beni e servizi che, secondo un’inchiesta del Sole 24 Ore, hanno registrato aumenti di prezzo tra il 2016 e il 2018 in provincia di Viterbo.
Al netto di altre voci più “sacrificabili”, come i pacchetti vacanze o i tabacchi, a crescere sono proprio le spese irrinunciabili per qualsiasi nucleo familiare, che quindi finiscono per gravare in maniera concreta sui bilanci, generando in molti casi difficoltà importanti.
L’incremento di prezzo più corposo è quello dei servizi di trasporto, che dal 2016 al 2018 è salito dell’8,5%. Seguono l’energia elettrica, il gas e gli altri combustibili (8%) e i servizi postali (7,3%). La fornitura d’acqua sale del 5,7%, le bevande del 4% e i prodotti alimentari del 2,9%.
In generale, l’indice di crescita dei prezzi per beni e servizi nella Tuscia si attesta al +2,1%.
Determinante, per contenere l’impennata dei prezzi, è il calo drastico del costo dell’istruzione. L’istruzione universitaria scende addirittura del 41,4%, quella secondaria del 3,8%. Molto sostanziosa è anche la riduzione di prezzo per apparecchi telefonici e telefax (-16,1%).
Altra voce col saldo in negativo è quella dei servizi sanitari e spese per la salute, che, seppur di poco (-0,6%), si collocano nei settori che nell’ultimo triennio hanno ridotto l’aggravio per le tasche dei cittadini.
Non serve a consolare più di tanto, ma va detto che i dati di Viterbo non differiscono da quelli relativi alle altre province d’Italia. L’aumento dei prezzi per beni e servizi, soprattutto per quelli ritenuti essenziali, è generalizzato ovunque e la Tuscia si mantiene in linea con l’andamento del Lazio.
Alessandro Castellani
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