– In questi giorni le cronache locali sono state ricche di riferimenti a due argomenti soprattutto, alle polemiche tra Fioroni e Sposetti, da una parte, e alla fuoriuscita di vari dirigenti del Pd dall’altra.
La prima notizia, in vista delle elezioni comunali, è un must e un tormentone, come al solito; l’altra sembra per quanto se ne sa, la conseguenza e la spiegazione di quelle polemiche.
Entrambe però rischiano di apparire lontane e astratte rispetto alla città e ai suoi problemi, facendo comunque salvi strategie e approfondimenti ancora ignoti.
Per una migliore comprensione vediamola da semplici lettori, forse distratti, ma di buon senso, i quali, in mezzo a gravi problemi economici si chiedono cosa possano fare le forze pubbliche per risolvere nell’immediato. L’aspettativa è sconsolante: niente o quasi, come è stato sempre negli ultimi anni.
La Viterbo che lavora, che studia, che produce, che commercia o commerciava, insomma la Viterbo reale, si trova ormai a chilometri di distanza da polemiche simili perché ne ha riconosciuto la inutilità.
Quale significato può avere che un sindaco o un parlamentare venga eletto o meno se i giovani dovranno comunque cercarsi lontano un futuro, in Italia o in Europa o chissà dove, nella indifferenza generale?
Forse è il caso ormai, vista la situazione, di avviare la ricostruzione delle città e del paese con fatti e non solo parole.
La gravità dei problemi rende attuale anche per Viterbo una ipotesi di confronto allargato tra forze politiche e programmi, per i quali la scelta necessaria e indispensabile sembra essere unicamente la loro efficacia. Non sono tempi di divisioni, ma di saper fare, e non in tempi lunghi, ma qui e subito.
Solo così, ad alta velocità, la politica credo possa ancora raggiungere la città lontana.
Severo Bruno
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