Viterbo – (g.f.) – “Tassa rifiuti, altra stangata ai viterbesi per i B&B”. Si parla d’accoglienza, ma Chiara Frontini (Viterbo 2020) non accoglie molto bene la decisione dell’amministrazione Arena.
Un balzello come lo chiama la consigliera d’opposizione, per chi mette a disposizione stanze della propria casa.
Che il costo sia differenziato e che ci sia una maggiorazione rispetto a una normale utenza domestica è corretto. Peccato che a Viterbo forse si è esagerato. Il calcolo della Tari per tutte le strutture si basa su una capienza di 8 persone. Non si sa in base a cosa, dal momento che il regolamento Tari non menziona maggiorazioni per bed and breakfast o attività extra alberghiere.
“La tariffa che sta arrivando agli utenti – spiega Chiara Frontini – parte da un calcolo standard di occupanti pari a 8 unità, su base annua”. Solo che non tutti arrivano a questa capienza. “Ci sono B&B che hanno solo una o due camere autorizzate, quindi un massimo di 4, o 6 persone che possono occupare temporaneamente le stanze”.
Quattro, cinque o sei non importa. La Tari a Viterbo si paga per 8. E su 12 mesi. “Queste strutture, però – precisa Frontini – devono rimanere chiuse due mesi l’anno, quindi al massimo la tariffa si può applicare per un’attività di 10 mesi, non di 12”.
Al momento di stabilire le tariffe, bisognava prevedere una maggiorazione per le utenze domestiche, quando sono adibite a B&B, come altri comuni hanno fatto, modulando il costo sul numero di ospiti.
Invece: “Ecco servito l’ennesimo provvedimento vessatorio nei confronti dei cittadini viterbesi, verso un settore, quello dell’ospitalità extra alberghiera, fondamentale per lo sviluppo turistico”.
Senza comprendere in base a quale criterio. “Ancora più grave il fatto che non si capisca in virtù di quale regolamento e quale delibera la maggiorazione sia applicata. Nel regolamento Tari approvato dal consiglio comunale non si menziona minimamente una tariffa differenziata per attività extra alberghiere.
Arena e la sua maggioranza le responsabilità se le devono assumere davanti ai cittadini e non varare questi balzelli nelle segrete stanze”.
In assenza d’indicazioni precise sulla tariffa da applicare, si poteva seguire un criterio diverso. “I B&B – ricorda Frontini – dichiarano gli occupanti con l’imposta di soggiorno”. Quindi in comune conoscono la capienza di ciascuna struttura. Anziché considerare che tutte abbiano otto posti letto: “Perché non basarsi sull’imposta, che almeno corrisponde a quanto realmente guadagna ogni struttura?”.
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