Viterbo – La figlia di Paolo Signorelli, ideologo dell’estrema destra radicale scomparso nel 2010, querela il terrorista Vincenzo Vinciguerra.
In un’intervista rilasciata alla giornalista Raffaella Fanelli per il giornale online Estreme Conseguenze, Vicinguerra, neofascista di Avanguardia nazionale e Ordine nuovo, che nel carcere milanese di Opera sta scontando l’ergastolo per aver ucciso tre carabinieri nella strage di Peteano del ’72, afferma: “Paolo Signorelli è sempre stato in contatto con l’arma dei carabinieri e con il servizio segreto militare. Lo raggiunsi a Roma quando mi dissero che aveva proposto l’omicidio di Carlo Cicuttini, all’epoca latitante in Spagna, per eliminare la voce che aveva telefonato ai carabinieri, attirandoli a Peteano”.
E ancora: “Paolo Signorelli, per il quale lavorava Sergio Calore, era un uomo dei servizi. Così come Aldo Tisei che fu riconosciuto come confidente dall’ufficiale che lo arrestò”. Infine, alla domanda della giornalista Fanelli se “i Nar potrebbero essere stati utilizzati da una qualche organizzazione”, Vinciguerra risponde: “Se i riferimenti dei Nar sono stati i fratelli Alfredo e Fabio De Felice, Aldo Semerari, Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini, non c’è bisogno di ipotizzare un’organizzazione”.
Paolo Signorelli, fratello dell’ex senatore viterbese dell’Msi Ferdinando, è stato assolto da tutte le accuse che via via gli sono state fatte. Fu condannato solo per associazione sovversiva. Accusato di essere stato il mandate di omicidi e di stragi è sempre stato assolto da queste imputazioni. Per la strage di Bologna del 1980, è stato in carcere per dieci anni in detenzione preventiva. Da innocente. Negli ultimi anni di vita, ha collaborato con il Partito radicale. È morto a Roma nel 2010.
Per la figlia di Paolo Signorelli, Silvia, “l’attribuzione al padre di avere avuto rapporti con i servizi segreti italiani e di avere istigato la commissione di un omicidio, oltre che di essere stato ‘utilizzatore’ dei Nar, è una falsità, processualmente accertata a suo tempo, capace all’evidenza di gettare discredito alla sua memoria di uomo libero che ha pagato con dieci anni di custodia cautelare il prezzo della propria coerenza e dell’indipendenza politica e intellettuale”.
Nella querela sporta contro Vincenzo Vinciguerra, ma anche contro la giornalista Raffaella Fanelli e il direttore responsabile di Estreme Conseguenze, Silvia Signorelli scrive: “Sul quotidiano online Estreme conseguenze, in data 17 giugno 2019, è stata pubblicata un’intervista dal titolo ‘Vincenzo Vinciguerra: ecco perché Fiore e Adinolfi difendono l’ex Nar’, avente come protagonista lo stesso Vinciguerra che veniva ripreso anche in video, allegato e visibile con relativo audio alla pagina del giornale”. “L’articolo – continua Silvia Signorelli – è decontestualizzato, richiamando fatti lontani nel tempo di quasi 40 anni e richiamando la persona del professor Paolo Signorelli che è deceduto quasi dieci anni fa, quindi mancando nel caso in esame anche il requisito del pubblico attuale interesse. D’altro canto, colei che ha condotto l’intervista non si è curata, come invece era suo obbligo professionale, di accertare se effettivamente trattasi di personaggio noto e affidabile, le cui dichiarazioni siano comunque meritevoli di essere pubblicate, in relazione a Vinciguerra”.
Per Silvia Signorelli, “le frasi offensive rivolte al padre comportano una lesione della reputazione dello stesso, la cui memoria è stata diffamata in un articolo che a causa della larga diffusione di internet è stato portato a conoscenza di un numero indeterminato di persone”. Silvia Signorelli ha sporto “querela verso Vincenzo Vinciguerra e l’articolista Raffaella Fanelli per l’ipotesi di reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa equiparata e per ogni altra eventualmente ravvisabile nei fatti esposti, oltre che verso il direttore responsabile della rivista on line per omesso controllo”. Inoltre, “in via d’urgenza, chiede che si disponga il sequestro probatorio e preventivo” dell’articolo.
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