Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dal primo luglio 2019 è entrato in vigore, sulla ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo, l’orario estivo riprogrammato che, rispetto allo scorso orario invernale, prevede ben ventuno treni soppressi su tutta la linea.
Vale a dire sei coppie di treni sul tratto Catalano-Viterbo e quindici coppie tra Catalano e Montebello, alcune con prosecuzione fino a piazzale Flaminio; siamo quasi all’ottantasettesimo compleanno della ferrovia (nel 1932 fu inaugurata la nuova ferrovia, sorta sulla preesistente tramvia a scartamento ridotto) e un orario scarno e insulso come questo è forse stato presente solamente durante il periodo bellico, quando i treni funzionavano di notte perché di giorno la corrente serviva per le fabbriche e gli opifici.
Guardando fisicamente il nuovo quadro orario ci si sente desolati poiché è visivamente percepibile che la ferrovia Roma Nord è in una sempre più terribile agonia.
Non avrei mai voluto dirlo ma l’ipotesi della sospensione del servizio, in queste condizioni, è sempre più votata a diventare, in un prossimo futuro, realtà.
Qualche mese fa scrivevo del Treno Turistico della Tuscia; ora appare inutile nominarlo poiché nell’eventualità della chiusura della ferrovia sarebbe definitivamente non realizzabile.
Era più di un anno che la data del 29 giugno 2019 veniva quasi sempre fuori nei discorsi tra appassionati e tecnici e si sapeva da quasi quattro anni che la ferrovia, nelle condizioni in cui versa ora, non sarebbe potuta andare avanti, soprattutto dopo il passaggio dall’Ufficio Speciale per i Trasporti a Impianti Fissi (U.S.T.I.F.) all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle ferrovie (A.N.S.F.) che, per garantire idonei standard di sicurezza anche sulle ferrovie “isolate”, ovvero senza interconnessioni e servizi che impegnano anche la rete R.F.I., ha stabilito l’obbligo da parte dei gestori, di uniformare i requisiti tecnici degli impianti, cosa sicuramente giusta ma che andava fatta gradualmente negli anni passati.
E’ chiaro che è stato imposto un regime di esercizio tale da ridurre al minimo la possibilità di incidenti o di inconvenienti, in attesa di interventi che, a questo punto, mi chiedo quando avverranno.
L’esercizio a spola può essere idoneo per un periodo nel quale si svolgono dei lavori di manutenzione o per linee di piccola estensione ma non può rappresentare, per una ferrovia come la Roma Nord, di 102 km, 44 dei quali tra Catalano e Viterbo, e la normalità.
Non intendo assolutamente dilungarmi sulla classe politica che, alla Regione Lazio, ha permesso che da più di venti anni non si facessero più interventi propedeutici al mantenimento del regolare esercizio e all’efficientamento dell’infrastruttura.
Essendo un ragazzo appassionato di ferrovie posso solo paragonare quello che sta succedendo in questi giorni a quello che è accaduto negli anni passati su altre linee della nostra penisola e da ciò trarre una fondamentale e alquanto ovvia conclusione: la chiusura di una ferrovia rappresenta sempre e comunque una sconfitta per il territorio e non può essere giustificata in alcun modo e dalla quale difficilmente te si torna indietro.
Non esiste un caso in cui la chiusura di una linea ferroviaria in favore di un autoservizio sostitutivo ha rappresentato un vantaggio, né per l’ambiente, né per l’utenza, né per il turismo.
Negli anni 60’ del secolo scorso, quando la motorizzazione di massa si era ormai ampiamente affermata, sono state chiuse ferrovie strategiche che con il senno di poi sarebbero state attrazione per turisti e valido mezzo per gli stessi e per la popolazione locale.
La ferrovia della Val Gardena (Chiusa-Plan), la ferrovia della Val di Fiemme, la ferrovia Dobbiaco-Cortina-Calalzo e ancora la Spoleto Norcia, la ferrovia Alto Pistoiese, la Mantova-Peschiera e più tardi la Roma-Fiuggi e molte altre linee ancora oggi rimpiante e delle quali, ancora oggi, viene promessa la riapertura dai politici locali in campagna elettorale.
Anche negli ultimi anni si è assistito a diversi scempi di chiusure: in Piemonte, in Abruzzo, in Calabria.
La ferrovia Sulmona-Castel di Sangro-Carpinone, chiusa nel 2011 all’esercizio regolare, è oggi forse la più frequentata ferrovia turistica italiana, menzionata anche sulla stampa estera per il lavoro di valorizzazione che è stato compiuto, alla faccia di chi la considerava un ramo secco da recidere il più velocemente possibile, giustificandosi con il dire che il treno era frequentato solamente da quaranta passeggeri, senza capire che sarebbe stata impossibile una maggiore frequentazione a fronte di un orario che prevedeva due coppie di treni in tutta la giornata, in orari improponibili.
In tutte le occasioni, prima di procedere con la chiusura della ferrovia, si è iniziato a dirottare il passeggero su altri mezzi di trasporto, facendo diventare il treno inutile.
Non bisogna permettere che questo accada anche sulla nostra ferrovia e pertanto esprimo qui la massima solidarietà al Comitato Pendolari della ferrovia Roma Nord che da anni porta avanti una continua battaglia per far sì che un servizio fondamentale per la collettività non venga alienato gratuitamente in nome della noncuranza.
Il primo tratto della Roma Nord venne aperto nel 1906 come tramvia, siamo sicuri di voler cancellare 113 anni di storia e di ingegno dei nostri predecessori ?
Matteo Jarno Santoni
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