Ronciglione – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore Carlo Galeotti, da poco più di un anno ho assunto l’incarico di medico responsabile in una Rsa a Ronciglione.
Fin dall’inizio del mio incarico ho dovuto constatare come l’organizzazione della sanità sia, nel più benevolo dei casi, così male organizzata in ambito territoriale da rendere estremamente difficile la vita dei soggetti particolarmente fragili a causa delle loro condizioni di salute.
Quanto successo alcuni giorni fa, però, ha superato ogni limite sopportabile provocando in me una vera e propria indignazione.
Il signor L.L. 54 anni affetto da malattia psichiatrica grave, associata ad uno stato organico ai limiti della sopravvivenza, mentre dalla nostra struttura era stato inviato all’ospedale di Viterbo e lì ricoverato, si vedeva sospendere l’assegno di accompagno da parte dell’Inps in quanto, seppure avesse prodotto certificato di ricovero, non si era presentato alla visita medica di controllo.
Soprassedendo al fatto che, come ben si evince dalle foto che si allegano alla presente lettera, non è ben chiaro cosa vi sia da controllare in relazione alla estrema gravità delle condizioni cliniche, il fratello del signor L.L., peraltro anche in funzione di amministratore di sostegno, chiedeva che venisse effettuata una visita domiciliare stante l’intrasportabilità dello stesso.
A detta domanda veniva risposto che una eventuale visita domiciliare sarebbe stata possibile non prima di sei/otto mesi (chiaramente ad assegno sospeso).
L’impiegata che riceveva la protesta del fratello si rendeva comunque disponibile ad effettuare la visita senza alcun appuntamento preventivo qualora però fosse trasportato presso la sede dell’Inps.
Siamo stati costretti pertanto, nonostante le precarie condizioni cliniche, ad inviare il malcapitato alla sede Inps di Viterbo febbricitante (T.C. 38,8), in una giornata di caldo torrido e a proprie spese per l’affitto di una ambulanza.
All’uscita dall’Inps il signor L.L. ha avuto una grave crisi respiratoria ed è stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Viterbo dove veniva ricoverato.
Sono davvero indignato di come un ente pubblico, deputato alla tutela della salute dei cittadini, sia organizzato in modo tale da squalificare il servizio dato soprattutto a chi si trova a credito dalla stessa vita.
Direttore, colgo l’occasione, anche in qualità di presidente dell’ordine dei medici provinciale, per sollecitarla a prendere una iniziativa tesa ad un sereno pubblico confronto con tutte le parti che hanno in mano la gestione della sanità viterbese al fine di migliorare l’offerta delle prestazioni e cercare di risalire qualche posto nella classifica stilata dal “Sole 24 ore” che vede Viterbo agli ultimi posti.
Dottor Antonio Maria Lanzetti
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