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Ladispoli - Il senatore Lucio Malan in un'interrogazione parlamentare ai ministri Di Maio, Grillo e Bonafede - L'avvocato della famiglia Luca Cococcia: "Una vicenda grave, che va avanti da troppo tempo" - Il 27 luglio manifestazione vicino al ministero della Giustizia

“Sofia, ingiustamente tolta alla madre e confinata in un istituto”

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La procura e il tribunale per i minorenni di Roma

La procura e il tribunale per i minorenni di Roma

Ronciglione - L'avvocato Luca Cococcia

L’avvocato Luca Cococcia

L'avvocato Catia Pichierri

L’avvocato Catia Pichierri

Ladispoli – “Sofia, allontanata dalla famiglia e confinata in un istituto. Per un anno ha potuto incontrare la madre solo due volta a settimana, mentre ora le è stato proibito totalmente. Come le è sempre stato inibito di incontrare e di sentire anche telefonicamente il padre acquisito, la nonna, la bisnonna e amici. Sofia è stata anche costretta a servire come chierichetta”. Lo scrive in un’interrogazione parlamentare ai ministri della Salute, della Giustizia e del Lavoro e delle Politiche Sociali, il senatore di Forza Italia Lucio Malan, anche membro della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e presidente dell’associazione Rete Sociale.

Sofia (nome di fantasia) è una bambina di 12 anni. “È cittadina bulgara di madre bulgara – spiega Malan – e nel 2012 si è trasferita in Italia con la mamma e con l’uomo con cui la madre si è sposata, che costituisce per la minore la figura del padre poiché quello biologico è rimasto pressoché assente nella vita della piccola”.

Un anno fa Sofia, che vive a Ladispoli, è stata allontanata dalla famiglia. “Il servizio sociale – continua Malan -, dopo una segnalazione della scuola della minore con cui è stato informato che la bambina era stata assente per 27 giorni per problematiche legate alla pediculosi, che c’era un presunto cattivo odore sui vestiti della piccola e un non meglio circostanziato singolo caso di abbigliamento non adeguato all’età, dopo un unico incontro conoscitivo con la madre e il marito, ha eseguito, nel giorno dell’undicesimo compleanno della minore, una visita domiciliare”.

Cosa ha rilevato il servizio sociale? “Una non meglio precisata sporcizia e disordine in casa – prosegue Malan -. A nulla è valso che la madre e il marito spiegassero che erano appena terminati i lavori di ristrutturazione della casa ed erano in procinto di partire per trasferirsi nuovamente in Bulgaria, cosa facilmente desumibile dal fatto che gran parte delle suppellettili fosse in scatoloni da trasloco. Da delle fotografie si rileva che l’abitazione è più che decorosa, con ampia e graziosa stanza per la bambina”.

A giugno 2018 l’allontanamento di Sofia dalla famiglia. “Dopo la sola visita domiciliare – afferma Malan -, il giorno successivo, senza alcun’altra indagine o istruttoria che potesse coinvolgere le altre figure parentali, come la nonna e la bisnonna con cui la minore era solita condividere il periodo estivo, le assistenti sociali si sono presentate nell’abitazione familiare con carabinieri e vigili urbani prelevando Sofia e collocandola in un istituto gestito da una suora”.

Nell’interrogazione parlamentare, Malan racconta anche la vita di Sofia nell’istituto. “Da giugno 2018 a maggio 2019 – scrive il senatore di FI – ha potuto incontrare la sola madre due volte a settimana in presenza di persone dell’istituto, mentre le è stato inibito di incontrare o anche solo sentire telefonicamente sia il padre acquisito, considerato dal servizio sociale un estraneo rispetto alla minore, che la nonna e la bisnonna materna e tantomeno altri amici della piccola. La minore è stata costretta a servire come chierichetta le funzioni domenicali nonostante sia di religione ortodossa, e obbligata a non parlare alla madre in lingua bulgara come aveva sempre fatto ma solo, innaturalmente, in italiano. A oltre un anno dall’allontanamento non è stato previsto né attuato alcun progetto di sostegno, contrariamente a quanto prescrive la legge. Al contrario la madre, dopo le sue richieste e contestazioni, ha ricevuto dalla responsabile del servizio sociale una lettera che le proibisce totalmente di incontrare la figlia senza altra motivazione che ‘a seguito degli ultimi eventi'”.

Secondo Malan, “il tribunale per i minorenni ha avallato la sconcertante condotta del servizio sociale basandosi esclusivamente su generiche e non documentate relazioni. Sofia, in oltre un anno, non è mai stata ascoltata dall’autorità giudiziaria. Pertanto quando, e se lo sarà, le sue parole potrebbero essere assai poco attendibili”.

Il senatore di FI chiede ai ministri Giulia Grillo (Salute), Alfonso Bonafede (Giustizia) e Luigi Di Maio (Lavoro e Politiche Sociali) se “ritengano che siano stati violati leggi, articoli della Costituzione, della Convenzione di New York, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, del codice civile e le linee guida dell’ordine nazionale degli assistenti sociali del 2016”. E ancora: “Se ritengano che tali modalità di intervento possano provocare traumi indelebili alla minore e al proprio nucleo familiare per quella che è stata da più esperti definita ‘alienazione familiare’, considerando che Sofia è da oltre un anno in un contesto residenziale, privata di ogni contatto con i propri familiari e amici e delle proprie abitudini. Oltre a essere contrarie all’obbligo per lo stato di promuovere il benessere dei cittadini. Se intendano promuovere iniziative legislative per evitare inappropriati e ingiustificati interventi istituzionali nelle famiglie, prevedendo sanzioni per coloro che assumono condotte contrarie alla tutela del minore, come stabilita dalle leggi nazionali e sovranazionali. Se, in particolare il ministro della Giustizia, intenda promuovere le azioni di competenza nei confronti dei responsabili”.

La famiglia di Sofia è rappresentata dagli avvocati Luca Cococcia e Catia Pichierri. “Quella di Sofia è una vicenda di particolare gravità – dice l’avvocato Cococcia -. Speriamo che il Senato e le istituzioni diano al più presto delle risposte concrete alla famiglia. Speriamo che l’intervento e le interpellanze del senatore Malan possano suscitare qualcosa e far risolvere questa vicenda che va avanti già da troppo tempo”.

Per Sofia è stata indetta anche una manifestazione, dall’associazione Rete Sociale. L’appuntamento è per le 11 di sabato 27 luglio in piazza Benedetto Cairoli, a Roma. “Sofia, ingiustamente allontanata dalla propria madre a 11, non aveva alcun segno che facesse pensare a maltrattamenti o incuria – affermano Malan, Pichierri e Tiziana Di Tullio, segretaria generale di Rete Sociale -. Non risultano denunce. Sofia è un caso emblematico di cattiva prassi. Chiediamo a tutti di volersi unire alla manifestazione che si terrà a Roma il 27 luglio alle 11 in piazza Benedetto Cairoli, a 50 metri dal ministero della Giustizia. Rete Sociale si è resa promotrice anche di una petizione e chiede a tutte le associazioni di volontariato, agli ordini professionali e a chiunque voglia unirsi alla protesta al fine di fare luce sul caso di Sofia e su un sistema fuori controllo”.


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14 luglio, 2019

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