Riceviamo e pubblichiamo – Caro Carlo
complimenti per l’articolo che hai dedicato a Giovanni Paolo II. Un articolo chiaro, onesto, e come sempre scevro da pregiudizi ideologici.
Pur partendo da posizioni diverse, io sono cattolico praticante, tu laico, non possiamo non trovarci d’accordo nel riconoscere la grandezza di Giovanni Paolo II e il grande contributo che ha dato alla storia.
Una storia che anche grazie a lui è cambiata e che senza di lui, forse, sarebbe stata diversa.
Giovanni Paolo II, essendo prima che un Papa un uomo, sicuramente avrà commesso anche degli errori, quegli errori che appartengono all’umana natura e ai quali nessuno di noi può sfuggire.
Consentimi però di dissentire sul “grave errore” che tu attribuisci a Wojtila in merito all’atteggiamento assunto nei confronti dei teologi della “Teologia della Liberazione”. Tu sostieni che Giovanni Paolo II, animato da profondo antimarxismo, non abbia saputo comprendere le giuste ragioni di chi propugnava quelle idee, che nascevano proprio dall’incontro fra cristianesimo e marxismo. Io penso invece che il Beato Wojtyla anche in questo sia stato coerente.
Ritengo che Giovanni Paolo II fosse vicino ai popoli dell’America Latina oppressi dalle dittature militari. Non poteva essere diversamente dal momento che, proprio lui, veniva da un paese fra i più martoriati d’Europa. Wojtyla ha vissuto gli orrori del nazismo e successivamente l’oppressione comunista nella sua amata Polonia. Aveva quindi ben radicato un forte sentimento di libertà e di giustizia.
Quello che Giovanni Paolo II non poteva accettare, era il concetto secondo cui, per liberarsi dall’oppressione e dalle ingiustizie, ogni forma di lotta diventava legittima, compreso il ricorso alla lotta armata.
Pur provando sulla propria pelle il peso delle ingiustizie e dell’oppressione, Wojtyla non ha mai incoraggiato il popolo polacco alla rivolta, anzi, ha cercato di impedire con ogni mezzo questa strada anche quando, la ribellione armata, sembrava l’unico mezzo per ottenere la libertà.
Anche se è difficile far comprendere questo concetto a chi è oppresso dalle ingiustizie, la violenza, seppur ispirata da nobili motivi, non può mai essere lo strumento per raggiungere la libertà e la giustizia.
“Spalancate le porte a Cristo”, questa è stata la rivoluzione di Giovanni Paolo II che ha permesso di cambiare il corso della storia.
Tuttavia Wojtyla prima, e Benedetto XVI poi, pur avendo contrastato la Teologia della Liberazione giudicandola un errore, non hanno mancato di riconoscere la grandezza di quanti, agendo in quei difficili contesti, hanno lottato per le giuste rivendicazione dei popoli oppressi.
Su tutti campeggia la straordinaria figura di Oscar Romero, il vescovo di El Salvador assassinato nel 1980 mentre stava celebrando l’Eucaristia. Romero è stato sempre considerato un martire della fede da Giovanni Paolo II ed è tuttora in corso nella Chiesa Cattolica il processo di beatificazione.
E per quanto mi riguarda, spero che al pari di Wojtyla, quanto prima anche Romero possa salire agli onori dell’altare.
Con stima
Americo Mascarucci
La beatificazione di Wojtyla – Giovanni Paolo II visto da un laico –Fotocronaca della visita del 1984
Il papa che guardava negli occhi…
di Carlo Galeotti
Viterbo – 1 maggio 2011 – ore 3,05
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